RECENSIONE: "DIVENTARE FREDDIE MERCURY. FARROKH BULSARA E L’INVENZIONE DI UNA MASCHERA" di Danny H. Cortese, Vololibero Edizioni.
Di biografie su Freddie
Mercury ne abbiamo fin troppe. I fatti per così dire storici della sua vita
privata e artistica sono ormai noti e continuare a riproporli non ha davvero
più alcun senso. Ancora più inutili, ovviamente, quei testi che rimescolano nel
torbido di posizioni personali e idee strampalate di cui i fans di Freddie e
dei Queen non hanno davvero bisogno.
Ma se
invece del solito racconto didascalico o scandalistico ciò che arriva in
libreria è uno studio serio e approfondito della sua arte, allora le cose
cambiano, perché qualcosa di nuovo finalmente viene aggiunto al meraviglioso
dipinto dedicato a questo cantante, autore di canzoni e performer senza eguali.
Riuscirci è ovviamente un’impresa ardua. Freddie è sempre
stato un personaggio sfuggente, una sorta di arlecchino dalle mille maschere
tra le quali solamente una è quella più autentica. È lui stesso ad aver creato
una sorta di gioco attraverso cui mostrarsi ma senza svelare davvero fino in
fondo la propria natura, l’origine di sé, tanto da rendere di fatto quasi
impossibile capire quanto Farrokh Bulsara e Freddie Mercury avessero in comune
e quanto dell’uno prevalesse rispetto all’altro.
A tentare l’impresa è Danny
H. Cortese che per Vololibero
Edizioni ha pubblicato il saggio "Diventare
Freddie Mercury. Farrokh Bulsara e l'invenzione di una maschera", un
lavoro denso e ricco di spunti di riflessione con cui l’autore accompagna il
lettore verso un punto di vista nuovo e ricco di contrappunti culturali, allo
scopo di rivelarci il significato di
Freddie Mercury come maschera artistica.
La
domanda alla base del libro è affascinante: Farrokh Bulsara come ha costruito
Freddie Mercury? Qual è stato il processo creativo che ha generato
una personalità così debordante da far sì che una maschera teatrale si facesse
persona? Perché quella che poteva essere una mera costruzione da palcoscenico,
buona per essere buttata in pasto al pubblico adorante, ha assunto il ruolo
predominante di mezzo attraverso cui esprimere una parte che Farrokh da solo non
avrebbe mai potuto esibire.
Il saggio prova spiegare esattamente questo attraverso una
vera e propria analisi dei meccanismi psicologici e culturali che nel corso
degli anni, album dopo album, concerto dopo concerto, hanno permesso a Farrokh
di ridefinire con sempre maggiori dettagli una maschera capace di essere al
contempo sovrastruttura e mezzo di espressione. Non una maschera dietro cui nascondersi, dunque, ma un abito unico nel
suo genere con cui dare voce a quella parte di sé più profonda e feconda,
liberata dai limiti di cui la propria manifesta personalità è sempre vittima.
L’autore esplora così la vita dello stesso Farrokh, a
partire dalle esperienze vissute tra Zanzibar e India per poi approdare nella
Londra degli anni ’60, con tutte le contraddizioni di una non completa
appartenenza, di una diversità congenita da tutti gli altri che da muro
invalicabile Farrokh ha saputo plasmare a proprio vantaggio attraverso la
creatura Mercury.
Quella proposta da Cortese è una sorta di rivisitazione della vita di Freddie
attraverso il proprio bagaglio di competenze in campo musicale, teatrale, filosofico
e letterario, il tutto combinato in una prosa elegante e accessibile per
raccontare il senso ultimo dietro le performance, le canzoni e le scelte
artistiche che hanno reso Freddie Mercury un artista unico e indimenticabile,
al pari di un Oscar Wilde o di una figura appartenente alla Commedia dell’Arte.
I fan dei Queen potranno trovare in ogni considerazione di
Cortese un nuovo punto di osservazione da cui riconsiderare la figura di
Freddie, una prospettiva che illumina e
chiarisce gli aspetti meno immediati ma non per questo meno determinanti di
quelli platealmente esibiti nei concerti, nei videoclip, nelle interviste e
con le canzoni. Le scelte artistiche, a partire ovviamente dal cambio del nome,
l’estetica sfacciata, il modo di cantare e di interagire con il pubblico, gli
stili musicali, le collaborazioni, tutto
ha un significato ben preciso che Cortese è riuscito a riconoscere e illustrare
con chiarezza, in un continuo e affascinante gioco di rimandi culturali.
Tra queste pagine non c’è semplicemente la vita di Freddie.
Ad essere importanti non sono le date o i singoli eventi. Il percorso tracciato
da Cortese è più intimo e profondo, è la
ricerca “dietro le quinte” di quel preciso momento in cui, mentre il boato
della folla esplodeva fragoroso, Farrokh si guardava un’ultima volta allo
specchio e, soddisfatto, lasciava che Freddie Mercury prendesse il sopravvento
per liberarlo (e liberarsi) da ogni limite imposto dalla propria personalità e
da quei perimetri sociali e culturali che tentano, per nostra fortuna vanamente,
di addomesticare anche le forme d’arte più elevate.
Impreziosito dall’introduzione di Claudio Trotta della Barley Arts, caro ai fans dei Queen per aver
portato più volte la band ad esibirsi in Italia e da vari QR-Code attraverso
cui accedere alle canzoni citate, Diventare
Freddie Mercury ci ha conquistati davvero e siamo convinti meriti un posto
d’onore nella nostra (e vostra) collezione di libri.
LEGGI
LA SCHEDA DEL LIBRO SU VOLOLIBERO EDIZIONO
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