Mary Austin è stata ed è ancora oggi molte cose. È colei che ha ereditato da Freddie Mercury tutti (o quasi) i suoi
beni, soprattutto Garden Lodge, la casa che abbiamo imparato a conoscere non
per volere di Freddie ma di chi, a torto o ragione, ha voluto scriverne a più
riprese, dandoci l’idea di far parte di quella dimensione personalissima nella
quale il cantante dei Queen non avrebbe mai accettato intromissioni.
Mary è stata anche l’amore di Freddie, quello che abbiamo potuto osservare
attraverso la finzione cinematografica di Bohemian Rhapsody e, ancora di più,
quello che lui stesso ha descritto nel corso degli anni. Mary era l’unica
persona di cui Freddie sentiva di potersi fidare, certamente molto di più di quegli
amici, amanti e compagni che hanno speso tempo e fiumi di inchiostro nel
tentativo di ritagliarsi uno spazio di visibilità che, al contrario, Mary ha
sempre rifiutato.
Un’amica sincera, una confidente, un approdo dove fare ritorno al termine
di un tour con la band o magari solo alla fine di una giornata troppo faticosa.
Mary era la persona che Freddie ha voluto accanto sempre e comunque,
letteralmente in salute e nella malattia. Ma non era un matrimonio il loro, non
c’erano vincoli se non quelli dettati dal reciproco rispetto e da una forma di
abnegazione forse anche difficile da comprendere.
E poi Mary è stata anche molto di più, ovvero tutte quelle cose che solo
lei e Freddie conoscevano e che nessuno saprà mai. Cose luminose come il sole
che al mattino faceva capolino tra gli alberi di Garden Lodge e forse anche altre
cose ben più oscure, come la terra che ha accolto i resti mortali di Freddie
Mercury.
Dopo oltre trent’anni di silenzio Mary è tornata a parlare e lo ha fatto
per annunciare un’asta pubblica con la quale venderà 1.500 oggetti appartenuti
a Freddie e che dal 1991 sono suoi. Vestiti, abiti di scena, mobili, oggetti,
quadri, testi di canzoni. Le piccole e le grandi cose che per decenni hanno
adornato Garden Lodge, hanno occupato armadi, pareti e cassetti e che hanno
fatto sì che quella casa continuasse ad essere la casa di Freddie. Mary l’ha
conservata, accudita, celata ad occhi indiscreti e protetta dalla voracità di
chi tra quegli oggetti vorrebbe infilare le mani per accarezzare, stringere,
immaginare di possedere l’impossibile, lo spirito stesso dell’immortale icona.
Per tutto questo tempo Mary ha rispettato ciò che Freddie le ha imposto con
le sue ultime volontà , con buona pace di chi crede che un testamento sia un
dono o che sia solamente questo. È anche e soprattutto un fardello, un peso che
ti impedisce di considerare quegli oggetti davvero tuoi, quella casa veramente
tua, quella luce che si insinua tra le tende tirate davanti alle finestre come
giunta fin lì proprio per te.
Indagare i reali sentimenti che Mary Austin ha nutrito in tutti questi anni
è un esercizio complicato, troppo vicino alla mera speculazione per formulare
ipotesi attendibili. C’è chi la considera ancora oggi il vero amore di Freddie,
l’unica che ha saputo rendergli giustizia restando in silenzio e non
approfittando mai dell’ovvia notorietà che le sarebbe derivata anche solo
rilasciando interviste o apparendo in qualche occasione ufficiale.
Per altri invece è la cattiva di turno, l’ingrata che non rispetta i fans e
che ha dimenticato l’importanza della leggenda Mercury. Un sentimento di astio
che ora si è fatto ancora più viscerale (e virale) con l’annuncio dell’asta di Sotheby’s
con la quale Mary ha deciso di vendere buona parte degli oggetti contenuti a
Garden Lodg. Una vendita pubblica, che sarà preceduta in estate da una mostra
aperta a tutti, completamente gratuita, prima che a Settembre anonimi
acquirenti possano fare le loro offerte.
E mentre il Mercury Phoenix Trust (l’ente voluto dai Queen per continuare
la lotta contro l’HIV) ha annunciato che parte del ricavato (non sappiamo
quanto grande) verrà devoluta proprio al Trust e alla Fondazione, anche questa
contro l’AIDS, creata da Elton John, Mary Austin ha aperto le porte di Garden
Lodge al Financial Times. Peter Aspden ha firmato per il
prestigioso quotidiano un lungo articolo/intervista nel quale, per la prima
volta dopo oltre trenta anni, Mary ha raccontato alcune cose di sé, del suo
rapporto con Freddie e, in parte, anche le motivazioni che l’hanno spinta a
mettere in vendita gli oggetti contenuti nella casa e, di conseguenza, a
lasciare Garden Lodge.
Aspden è stato di fatto l’ultimo a poter visitare la casa così com’era
quando Freddie ne era ancora l’anfitrione. Nei giorni seguenti infatti è
iniziato il lungo e delicato processo di selezione, imballaggio, e trasporto
degli oggetti presso la sede di Sotheby’s. Con essi andrà via anche Mary Austin
e Garden Lodge resterà vuota, in attesa di una nuova destinazione, nel rispetto
dei vincoli testamentari voluti dallo stesso Freddie (per quanto ne sappiamo
l’abitazione non può essere venduta).
Garden Lodge ha molte storie da raccontare. Lo fa attraverso i pezzi di
arredamento e i quadri scelti con cura da Freddie e collocati secondo un
talento da autentico designer. Tra i dipinti, il giornalista del Financial
Times nota soprattutto il “Giovane ragazzi su un divano” dell’artista ungherese
Géza Vastagh, un ritratto messo in un punto dal quale Freddie poteva osservarlo
anche nei giorni in cu la malattia lo costringeva a restare a letto.
Aspden ha incontrato Mary anche presso la sede di Sotheby’s per farsi
raccontare i dettagli dell’asta e spiega di avere avuto di fronte a sé una donna
pacata, che racconta con calma e chiarezza del suo rapporto con il cantante. Lo
ha fatto rievocando i primi anni, quelli in cui Mary era solamente una commessa
di Biba e Freddie un appassionato di vestiti che nello sguardo di quella
ragazza aveva intravisto qualcosa di speciale.
Mary racconta di come all’epoca, una volta che la loro relazione è divenuta
stabile, il primo acquisto fatto assieme fu una sedia da cinque sterline. La
conserva ancora. Dice che non se ne separerà mai. Per lei quella sedia un po’ scalcinata
rappresenta il tempo in cui con Freddie si sentivano davvero felici.
A proposito della passione di Freddie per il mondo dell’arte, Mary ci tiene
a precisare che straordinario mentore fosse. La portava in visita alla Tate
Gallery dove, tra le tante opere, la deliziava con le sue spiegazioni dei
quadri di Richard Dadd, il pittore vittoriano da cui ha tratto ispirazione per
il brano The Fairy Feller's Master-Stroke (pubblicato su Queen II nel 1974 sul
lato “black” del disco).
Mary confessa anche di non aver visto Bohemian Rhapsody, il biopic con
vincitore di quattro Premi Oscar. E sull’argomento non aggiunge altro, salvo
che la scena in cui in cui Rami Malek e Lucy Boynton si scambiano messaggi in
codice usando delle lampade poste vicino alle finestre delle rispettive case è
solo una licenza artistica.
Tornando a Garden Lodge, Mary racconta di come Freddie ha pensato ad ogni
dettaglio personalmente, dedicandosi alla casa tutte le volte che i tour dei
Queen glielo consentivano. E le commissionava anche la partecipazione a diverse
aste, di cui era un grande appassionato, ovviamente senza alcun limite di
spesa! L’importante era accaparrarsi gli oggetti capaci di rappresentare meglio
i gusti di questo straordinario musicista, specchio dell’eclettismo della sua
personalità . Tuttavia dell’asta non faranno parte solo gli oggetti di
arredamento e di uso quotidiano, ma anche alcuni testi scritti a mano, quello
di We Are the Champions, Killer Queen e Don't Stop Me Now, oltre ad un disegno
realizzato dalla stesso Freddie e che ritrae i quattro Queen in modo ironico.
Mary, per una volta in vena di confidenze, ha raccontato al giornalista di
non aver mai preso parte alle feste selvagge organizzate da Freddie,
semplicemente perché lui non la invitava, convinto che fosse il modo più giusto
per proteggerla. Di quelle serate un po’ folli restano solo una manciata di
polaroid, custodite in uno dei soppalchi di Garden Lodge.
Con il progredire della malattia, Garden Lodge è diventata sempre di più un
vero e proprio rifugio, il posto dove Freddie poteva tornare ad essere se
stesso, finalmente lontano dai riflettori. Di più di quegli ultimi giorni Mary
non dice.
Può sembrare strano, ma Mary rivela anche di non aver mai seguito Freddie
durante il processo creativo delle sue canzoni. Non ha mai nemmeno dato
un’occhiata ai testi scritti sui fogli, quelli pieni di correzioni, aggiunte e
ripensamenti. Lo ha fatto solo in occasione della preparazione dell’asta. Dice
di aver letto il testo di Bohemian Rhapsody ma di non essere andata oltre la
seconda pagina, forse perché presa da una sorta di dolce ritrosia all’idea di
indagare tra le emozioni che Freddie ha lasciato su quei fogli (un testo che
Sotheby’s non ha ancora dichiarato se sarà incluso nella vendita).
Con la morte di Freddie e le conseguenze derivate dal testamento, Mary è
stata indecisa se trasferirsi o meno a Garden Lodge. Ci ha messo quasi un anno,
una lunga riflessione che alla fine l’ha portata a traslocare, convinta che
fosse ciò che Freddie avrebbe voluto. Tuttavia non nega che le è servito ancora
più tempo per apprezzare davvero la casa. Il pensiero della morte di Freddie è
stato pesante, come se all’improvviso il vento che la sospingeva in avanti
nella vita avesse smesso per sempre di soffiare. Sentiva di non poter più
vivere con lui ma solo attraverso i suoi occhi e la visione attraverso cui
aveva costruito Garden Lodge. Alla fine, vivere tra quelle mura l’ha aiutata a
ricostruire se stessa, a trovare un nuovo percorso di vita e a ritrovare un
equilibrio mentale che sentiva di aver perduto.
La decisione di mettere all’asta i 1.500 oggetti che faranno parte del
catalogo di Sotheby’s è stata per certi versi improvvisa. Mary racconta
nell’intervista di aver assistito al trasloco di un vicino e la vista dei
camion che venivano caricati e che poi andavano via le ha dato la spinta a
voltare pagina e chiudere quel lungo capitolo della sua esistenza.
Dire se Mary abbia fatto la scelta giusta è difficile. Come si può
giudicare a cuor leggero una persona che in fondo non conosciamo. Da fans
sappiamo cosa avremmo voluto, che Garden Lodge diventasse un museo o che,
almeno, tutti quegli oggetti venissero custoditi in un museo e non relegati in
collezioni private, sparsi per il mondo, definitivamente inaccessibili al
pubblico. Soprattutto i costumi di scena indossati da Freddie e i testi delle
canzoni avrebbero meritato di far parte della raccolta messa a disposizione dai
Queen a Montreux, in quella mostra permanente divenuta tappa obbligata per
tutti gli appassionati della band.
Forse è questa la domanda più importante, quella che nemmeno il Financial
Times è riuscito a rivolgere a Mary nonostante crediamo fosse la più ovvia,
addirittura la più importante di tutte perché avrebbe potuto aiutare i fans a
comprendere meglio una decisione che non smetterà di generale polemiche e
discussioni.
Resta così un grande punto interrogativo, accompagnato dalla delusione per
alcuni, dalla silente accettazione per altri, soprattutto da parte chi sa bene
che il lascito più importante di Freddie risiede nella sua musica.