Passa ai contenuti principali

Recensione: Have A Cigar, l'autobiografia di Bryan Morrison pubblicata da EPC Editore



Bryan Morrison è un nome che forse non vi dirà molto. Eppure è a lui che dobbiamo dire grazie se i Pink Floyd sono diventati grandi o se abbiamo potuto amare la musica dei Free di Paul Rodgers o le voci di Elton John e George Michael, tutti nomi in qualche modo legati a doppio filo anche alla storia dei Queen.


Morrison è stato il manager di questi e di altri grandi artisti che, dagli anni Sessanta in poi, hanno attraversato la storia della musica internazionale diventando autentiche leggende. Come buona parte dei manager, Morrison ha lavorato nell'ombra ma è da dietro le quinte che ha saputo tessere le fitte trame imprenditoriali che hanno determinato il successo dei musicisti che si sono affidati alle sue cure. Prima di morire, Bryan Morrison ha scritto le proprie memorie, successivamente messe assieme dal figlio e pubblicate con un titolo che cita apertamente uno dei capolavori scritti da Roger Waters. Il libro, Have A Cigar, è arrivato anche in Italia grazie alla EPC Editore, che noi conosciamo già per aver pubblicato (tra le altre cose) il libro ufficiale di Bohemian Rhapsody. 

I manager non parlano spesso e quando lo fanno difficilmente si cimentano nella descrizione dei retroscena che ne hanno caratterizzato le proprie attività. La loro reticenza è comprensibile se consideriamo che degli artisti che gestiscono conoscono tutto, anche ciò che potrebbe creare imbarazzi o scatenare polemiche tra i fan o gli addetti ai lavori. Eppure il loro bagaglio di conoscenze è forse il materiale più prezioso (dopo gli archivi musicali) nel quale tutti vorremmo poter affondare le mani per scoprire tutto quello che c'è da sapere sulle vite artistiche e non dei nostri beniamini. Pensate, tanto per restare in tema Queen, a quante cose potrebbe svelare un memoriale firmato Jim Beach.

Nel caso di Bryan Morrison, il valore della sua autobiografia risiede anzitutto nella circostanza che il manager ha attraversato letteralmente la storia della musica inglese, dagli anni del boom dei Beatles a quelli a noi più vicini. Grazie a lui sono stati realizzati grandi eventi rock nei teatri londinesi di Rainbow e Hammersmith e, sempre grazie a Morrison, sono nate canzoni e album memorabili che, altrimenti, sarebbero rimaste chiuse in un cassetto. Un esempio? Se a Natale sentirete in radio come ogni anno Careless Whisper, rivolgete un ringraziamento anche a Bryan Morrison.

Have A Cigar, come ogni autobiografia che si rispetti, è anche il racconto personale di un uomo che ha voluto tracciare il percorso della propria esperienza umana e lavorativa in un mondo spesso sfuggente come quello musicale. Da fruitori del prodotto finale, la canzone, spesso non comprendiamo i meccanismi che determinano la realizzazione o addirittura il successo di un prodotto discografico. Naturalmente ci piace pensare che tutto dipenda dalla bravura dei nostri artisti preferiti, tuttavia il ruolo svolto dai manager è determinante, essenziale almeno quanto la capacità di saper scrivere un buon testo o una melodia.

Così il libro di Morrison è anche una sorta di “guida” che ci accompagna alla scoperta di cosa accade nelle segrete stanze delle case discografiche, mentre i musicisti sono impegnati a scaldare la strumentazione in sala di registrazione o su un palco. Con Morrison viviamo letteralmente in presa di diretta i meccanismi che trasformano un demo in un 45 giri di successo e scopriamo come la firma di un contratto con una certa casa discografica possa segnare in senso favorevole o meno l'ascesa di un musicista da perfetto sconosciuto a leggenda.

Tutto questo viene raccontato da Morrison con estrema sincerità, puntando ovviamente sui propri successi ma senza mancare di sottolineare anche gli errori, le sconfitte, le prese di posizione poi rivelatesi un abbaglio, i rapporti conflittuali con alcuni artisti, le amicizie nate con altri e durate nel tempo. Tuttavia non cede mai alla tentazione dell'autocelebrazione, del compiacimento fine a se stesso per i successi raggiunti e non rinuncia mai al garbo e alla riservatezza nel raccontare i musicisti che ha accompagnato nella scalata al successo. Have A Cigar è esattamente ciò che dovrebbero sempre essere certi libri: un racconto onesto, dettagliato, ironico, mai scandalistico.

Un libro piacevole dunque, affascinante per la storia che racconta e talmente ricco di retroscena (il capitolo dedicato a Syd Barrett è da leggere tutto d'un fiato) da spingere il lettore a sentirsi catapultato in un mondo che forse non esiste più (la discografia negli ultimi anni è cambiata tantissimo) ma i cui fasti sono ancora qui, sotto i nostri occhi, sotto le puntine dei nostri giradischi e nei video che condividiamo quotidianamente sui social network.

Non si può infine non sottolineare ancora una volta la cura con cui EPC Editore ha portato sul mercato italiano la biografia di Morrison. La traduzione e la cura del testo sono come sempre eccellenti; il formato del libro e la qualità della stampa sono ideali per una lettura che non stanca; e le tante fotografie che corredano i vari capitoli non fanno che alimentare quella splendida sensazione di essere a passeggio per le vie di Londra, in cerca di un buon pub dove sorseggiare una pinta prima di iniziare la fila per il prossimo concerto al Rainbow Theatre.

ACQUISTA HAVE A CIGAR, L'AUTOBIOGRAFIA DI BRYAN MORRISON

 

LE ALTRE PUBBLICAZIONI MUSICALI DI EPC EDITORE



Post popolari in questo blog

I Queen a Sanremo nel 1984 e il mito della ribellione al playback

S iamo entrati nella settimana del Festival di Sanremo. L'evento canoro nazional-popolare che più di tutti è entrato nell'immaginario collettivo. Quest'anno sarà la 70esima volta che il Festival prova a raccontare la musica italiana contemporanea, ma per noi fan dei Queen è soprattutto l'occasione per ricordare una delle più famigerate esibizioni della band, un episodio attorno al quale è stata costruita nel tempo una narrazione spesso inesatta.

I Want To Break Free: l’inno più incompreso dei Queen

S trano a dirsi, ma ci sono canzoni che pur palesando il proprio significato (o quello che il suo autore ha voluto attribuirvi) finiscono per l’essere fraintese. È il caso di I Want To Break Free , pubblicata dai Queen come singolo estratto dall’album The Works, il 2 Aprile nel 1984.

Intervista a Jer Bulsara, la mamma di Freddie Mercury, per il Telegraph dell'8 Settembre 2012

L a madre di Freddie Mercury sta guardando la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi di Londra, quando l’immagine del suo adorato figlio improvvisamente appare sullo schermo gigante presente allo stadio. “Non ho potuto fare a meno di gridare: Oh, mio caro ragazzo, dove sei? Mi manchi così tanto“ . Poi sul volto di Jer si dipinge un sorriso impertinente: “Hanno fatto vedere anche delle immagini di John Lennon, ma per il mio Freddie l'applauso è stato molto più forte” . E' con queste parole che la mamma di Freddie esordisce nell'intervista esclusiva che ha concesso al Telegraph all'indomani della chiusura delle Olimpiadi del 2012, la cui cerimonia ufficiale ha visto alternarsi su palco grandissimo nomi della musica, compresi Brian May e Roger Taylor nella performance più bella e toccante, con il pubblico rapito dai vocalizzi di Freddie del leggendario concerto di Wembley '86. Freddie, il cui vero nome era Farrokh Bulsara, è morto nel 1991 per le complicazioni dov...