Brian May: ecco cosa direi al me stesso adolescente. Intervista per The Big Issue, Ottobre 2019




Il sito The Big Issue, che si occupa di lotta alla povertà, ha avuto l’occasione di intervistare Brian May. Quella che ne è scaturita è una sorta di lettera che il chitarrista ha indirizzato al se stesso adolescente. Ecco cosa ha raccontato.


Penso di aver avuto a 16 anni le stesse preoccupazioni che provo oggi. Già a quell’età oro appassionato di musica ed ero già affascinato dall'Universo e volevo studiarlo. E aveva un forte sentimento nei confronti degli animali. Sentivo che le cose nei confronti degli animali non erano giuste, in termini di come trattiamo le altre creature che abitano il nostro pianeta. Si tratta di un pensiero che era già molto forte e che col tempo è cresciuto finché, molto più tardi nella mia vita, ho trovato il modo di fare qualcosa al riguardo. Ma mi ci è voluto molto tempo.

Se potessi parlare con il me stesso adolescente, gli direi di essere coraggioso, di credere in se stesso anche quando tutti gli dicono che non è capace di fare qualcosa. Molte persone ti disprezzano quando stai crescendo e questo può buttarti giù e farti perdere del tempo prezioso per superare la situazione. Quando avevo sedici anni ero molto timido, completamente privo di fiducia in me stesso. Non mi sentivo a mio agio con il mio aspetto, per via dell’altezza e dell’eccessiva magrezza che mi facevano sentire sgraziato. Sentivo di essere sempre al centro dell’attenzione per via della mia corporatura,

Ho frequentato una scuola per soli maschi e penso sia una cosa terribile. Separare i ragazzi dalle ragazze in un momento delicato della vita lascia cicatrici per sempre e rende le persone prive delle capacità necessaria per entrare in contatto con il sesso opposto. Penso che uno dei motivi per cui sono diventato un musicista rock sia stato per questo. Ricordo di essere andato a un ballo dove suonava una rock band locale. Alcuni ragazzi hanno chiesto alle ragazze di ballare, ma non sapevo da dove cominciare ed io ero troppo timido per provare a invitare qualcuna. Così pensavo tra me e me che se fossi potuto salire sul palco, non avrei dovuto preoccuparmi di nulla, perché sarei stato da solo lassù e forse le ragazze sarebbero venute da me spontaneamente.

Sarebbe molto romantico dire che, nel momento in cui ho incontrato Freddie, ho sentito che il futuro stava iniziando a chiarirsi davanti a me, ma penso che quel percorso si sia chiarito molto prima. Ãˆ iniziato quando ho sentito per la prima volta il suono della chitarra di Buddy Holly ascoltando Radio Luxembourg, e quando ho sentito cantare Little Richard. Qualcosa è successo dentro di me e ho pensato che quella musica esprimesse perfettamente ciò che avevo dentro di me, che raccontasse chi volevo essere. Poi ho incontrato Roger Taylor ed è stata la prima persona con la quale ho potuto condividere gli stessi sentimenti. E poi, ovviamente, c'era Freddie. Era così convinto delle nostre possibilità da non aver avuto mai nessun dubbio che alla fine avremmo avuto successo. Eravamo tutti giovanissimi, ma lui era di un altro livello, anche se ovviamente condividevamo la stessa passione. Così l'energia è cresciuta fino a diventare qualcosa di molto potente.

La prima volta che ho sentito che eravamo davvero sulla strada giusta è stato quando abbiamo suonato al Rainbow Theatre. Quel posto aveva uno status leggendario e per noi era come un sogno diventato realtà. Ricordo ancora quando il nostro promotor ci disse che avremmo potuto esibirci lì. Era il nostro primo tour nel Regno Unito e ci disse che il tocco finale sarebbe stato il Rainbow. Noi lo guardammo dubbiosi, ma alla fine facemmo sold-out e fu un concerto trionfale.. Ãˆ stato un momento molto intenso che ci ha permesso di iniziare a credere in quello che potevamo fare.

Se volessi davvero stupire il me stesso sedicenne, gli mostrerei il video in cui mi esibisco sul tetto di Buckingham Palace nel 2002 per il Giubileo della Regina. Ero solo e terrorizzato ma ho affrontato la paura. Quello è stato probabilmente il momento più difficile della mia vita musicale. Ed è stato anche un cambiamento di vita. Avevo provato tutto quello che potevo, ma un milione di cose avrebbero potuto andare storte e potevo rovinare tutto.

Quindi c'è stato un momento in cui mi sono dovuto lasciar andare e lasciare che la situazione fosse gestita da una sorta di potere superiore. Normalmente non sono una persona molto religiosa, ma è quello che è successo. E quando ho finito, e l'ultima nota è rimasta a fluttuare nell'aria, ho semplicemente alzato la mano verso il cielo e ho ringraziato Dio. In quel momento non ho potuto fare a meno di riconoscere che un elemento sovrannaturale esisteva. Ãˆ stato un vero viaggio della mente, andare avanti con l’esibizione e non scappare. Ãˆ stata una sensazione straordinaria e ricordo di aver pensato che dopo un’esperienza simile non mi sarei mai più sentito nervoso per niente altro, anche se su questo mi sbagliavo.

Quando si supera una grave depressione, si pensa di aver acquisito una vera curva di apprendimento, tanto da essere in grado di dare buoni consigli ad altre persone. Ma ho scoperto che non è così. Penso che tutto ciò che potrei a chi soffre di depressione è di concentrarsi su quella piccola luce alla fine del tunnel e dire OK, questa giornata sarà una merda, fine della storia. Ma ci sarà un altro giorno che potrà andare meglio. Questo è l'unico consiglio utile che posso dare.

Se potessi avere un'ultima conversazione con qualcuno, vorrei averla con mio padre. Perché si tratta di una questione rimasta incompiuta. Non ho mai avuto l'opportunità di finire le cose. Cosa vorrei chiedergli? Non posso dirtelo. Ero molto vicino a lui mentre crescevo. Mi ha incoraggiato in molti modi, mi ha persino aiutato a costruire la mia chitarra, anche se in seguito ha pensato che stavo sprecando la mia vita cercando di diventare una pop star invece di proseguire i miei studi. Si, probabilmente dovrei scrivere un libro su mio padre perché ci sono molte cose da dire. Quando ho ripreso il mio dottorato dopo ben 37 anni ho avuto la forte sensazione di rendere orgoglioso mio padre. Non smettiamo mai di voler piacere ai nostri genitori.

Mi sorprendo ancora sentendomi come il ragazzo timido di molti anni fa. Se sono in un posto con persone che non ho mai incontrato prima, ho esattamente gli stessi sentimenti di piccolezza che avevo quando avevo 16 anni; nessuno mi conosce, tutti penseranno che sono un po' strano. Non so come iniziare una conversazione. Ãˆ uno shock completo per me quando le persone mi trattano come qualcuno che ammirano e che sono entusiasti di incontrare. La gente dice oh, sei molto umile, ma non è questo. In realtà, non ho smesso di essere timido come un tempo.

Se potessi tornare indietro in qualsiasi momento della mia vita, sarebbe la mattina del mio nono compleanno, quando al risveglio trovai una chitarra ai piedi del mio letto. Ãˆ stato un momento magico. Ricordo l'aspetto, il colore, l'odore, la sensazione. Misi immediatamente le dita intorno al manico e iniziai a provare a fare degli accordi che mio padre mi aveva insegnato  con l’ukulele. Era una chitarra acustica ed era costosa e sapevo che i miei genitori avevano fatto dei sacrifici per acquistarla. Quella chitarra è rimasta con me per molto tempo. Ho imparato a suonarla. Ed è ancora con me.