I Queen, Highlander e la maledizione della vita eterna



Chi vuol vivere per sempre? Era questa la domanda che assillava Brian May quando, terminata la proiezione offerta ai Queen dal regista Russel Mulcahy di un film di prossima uscita intitolato Highlander, si era ritrovato sul sedile posteriore della sua auto diretto a casa.


Alla band era stata offerta l’opportunità di scrivere alcune canzoni destinate alla colonna sonora del film, un’esperienza che i Queen conoscevano bene per averla affrontata già alcuni anni prima con Flash Gordon e che nel 1984 si sarebbe anche potuta ripetere per Hotel New Hampshire (il brano Keep Passing The Open Windows fu scritta da Freddie Mercury proprio per quel film).

Russell Mulcahy, alle prese con il suo secondo lungometraggio dopo una carriera passata a filmare videoclip per artisti come Elton John, Rod Stewart, Billy Joel e Duran Duran, propose ai Queen una versione ancora parziale del film, con un montaggio provvisorio e molte scene mancanti. Tuttavia il senso della storia di Highlander (scritta da Gregory Widen) era già chiara in quella prima proiezione privata: un gruppo di immortali si contende a colpi di spada una misteriosa ricompensa e per farlo c’è un solo modo, staccare la testa a tutti gli avversarsi che si incontrano sul proprio cammino, finché non ne resterà solamente uno.

A differenza di quanto fatto per Flash Gordon, l’approccio scelto dai Queen per lavorare alla colonna sonora di Highlander non è quello di costruire delle musiche di accompagnamento. L’idea stavolta è di non rinunciare alla formula della canzone capace anche di distaccarsi dalla pellicola in modo da poter essere utilizzabile (e vendibile) come un prodotto dei Queen a sé stante, connesso al film ma anche del tutto indipendente. Freddie e soci, insomma, non vogliono pubblicare una colonna sonora in senso stretto, ma un album dei Queen collegato ad Highlander.

Dopo quella proiezione privata, ogni componente della band fece propri alcuni degli aspetti e dei momenti visti sullo schermo e per poi tradurre in musica le emozioni che ne derivarono. Scrissero così i rispettivi brani. Freddie Mercury, ad esempio, si lasciò conquistare dagli aspetti più forti di Highlander, i grandi combattimenti con la spada e il mistero della ricompensa finale e per raccontare tutto questo scritte Princes Of The Universe. John Deacon da parte sua fu conquistato dal romanticismo che pure nel film non manca e compose la meravigliosa One Year Of Love, mentre Roger Taylor si lasciò catturare dall’elemento magico della storia e, in particolare, da una delle frasi più emblematiche pronunciare dal protagonista Connor MacLeod (interpretato dall’attore francese Christopher Lambert), quel “è una specie di magia” (A Kind Of Magic) che in fondo racchiude la vera natura degli immortali.

E poi c’è Brian May che, assorto sul sedile posteriore dell’auto che lo riportò a casa dopo quelle visione privata, colse quello che in apparenza è un tema secondario rispetto alla lotta per la conquista della ricompensa finale, l’immortalità non come dono ma come fardello.

L’uomo ha sempre ricercato l’immortalità e ha tentato in ogni modo di sfidare le leggi del tempo per divincolarsi dai lacci che rendono le nostre esistenze limitate e ineluttabilmente destinate alla medesima conclusione. La ricerca della vita eterna ha generato una serie pressoché infinita di miti e leggende che hanno permeato la cultura di tutto il mondo traducendosi talvolta in opere d’arte (quelle sì immortali), altre volte in grottesche storture che hanno segnato la storia dell’umanità (i dittatori in fondo non sono niente altro che piccoli esseri umani convinti con la tirannia di potersi affrancare dallo scorrere tempo).

Vivere in eterno. Probabilmente è un pensiero che ha sfiorato tutti perché, almeno in apparenza, godere di un tempo illimitato significa poter fare e vivere senza limiti, senza rinunce e, soprattutto, senza la paura della morte. Eppure, come detto, è solo un inganno e Brian lo ha colto perfettamente mentre scorrevano le immagini di Highlander, il cui aspetto più potente e significativo è contenuto proprio nella domanda che darà poi il titolo ad uno dei capolavori scritti dal chitarrista: Who Wants To Live Forever? Chi vuol vivere per sempre? Ovvero: chi vuole accettare il peso di vedere sfiorire e poi morire tutte le persone che ama, mentre lui è destinato ad andare avanti, sempre avanti sulla medesima strada? Se c’è qualcuno che pensa che la vita eterna sia anche sinonimo di accettazione della morte altrui, allora sbaglia di grosso. Semmai è qualcosa che (ovviamente in astratto) non fa altro che amplificare il dolore, rendendolo talmente intenso da spingerti a volerti distaccare dagli altri e quindi anche dal mondo.

Connor MacLeod vive questo dissidio per la prima volta quando si rende conto che la sua amata, invecchiata mentre lui è rimasto immutato per interi decenni, è destinata a morire. E quella perdita ne svuoterà il cuore di ogni capacità di amare, almeno fino all’inevitabile lieto fine.

“Chi desidera amare per sempre quando l’amore deve morire?” recita un verso di Who Wants To Live Forever. “Il nostro destino è stato già deciso, questo mondo ha un solo dolce momento per noi”. Ci sono disperazione e sofferenza per chi si rende conto che nell’immortalità si trova ad essere condannato e non benedetto, irrimediabilmente solo (gli immortali non possono nemmeno avere figli) e incapace di godere di quei benefici che pure la vita eterna porta con sé. Ecco perché alla fine la ricompensa è proprio la perdita di quel dono iniziale e la restituzione di una vita mortale e, quindi normale, in armonia con quella di tutti gli altri.

Poi, in Highlander 2 e nei numerosi seguiti (tutti pessimi, salvo le prime stagioni dell’omonima serie televisiva) si scopre che gli immortali non sono di questo mondo e allora forse tutto assume una valenza completamente diversa. Ma questa, come si suol dire, è tutta un’altra storia che verrà raccontata nuovamente nel già annunciato reboot della saga.

Nel frattempo Who Wants To Live Forever è diventata un classico dei Queen e ancora oggi rappresenta uno dei momenti più emozionanti dei loro show e ci racconta, con un paradosso tipico della vita reale, che la musica e l’arte in genere sono in grado per davvero di donare l'immortalità. Esattamente come è accaduto per i Queen e Freddie Mercury, non a caso spesso soprannominato “ultimo immortale”. Ma in questo caso non si tratta di una condanna ma di un dono per tutti noi comuni mortali.

QUEEN | WHO WANTS TO LIVE FOREVER