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"Mercurotti", ovvero l'errore di Marc Martel

Quando nel 2011 Roger Taylor annunciò il progetto Queen Extravaganza questo Blog non esisteva ancora, ma il vostro Last Horizon co-amministrava un Forum e scriveva proficuamente su un altro sito dove l'annuncio fu preso con un certo scetticismo: ci fu chi disse che Brian e Roger avessero ormai scelto di abdicare in favore dei Queen 2.0; altri manifestarono perplessità all'idea che potesse scendere in campo una tribute band ufficiale, rubando così spazio (e sudore della fronte) alla platea sterminata di cover band che in ogni angolo del mondo cercano a proprio modo di rendere omaggio al gruppo. Il fenomeno delle cover band, una volta limitato ai soli paesi anglosassoni, si è rapidamente sviluppato anche fuori dal Regno Unito e oggi, quello che era visto come un fenomeno da baraccone, ha assunto anche in Italia proporzioni importanti. Insomma, le cover/tribute band sono diffuse e fanno ormai parte delle nostre serate e delle occasioni importanti nelle quali si celebrano i Queen e Freddie Mercury in particolare. Nel 2011 il mio punto di vista fu come sempre piuttosto prudenziale (le scatole vanno aperte prima di giudicarne il contenuto), ma allo stesso tempo entusiasta sopratutto per merito di Marc Martel, le cui qualità vocali sono indiscutibili. In più ha anche la non banale capacità di stare sul palco. E se a questo sommiamo una certa somiglianza con Freddie (definita "inquietante" da Roger) è chiaro che la scelta è stata perfetta visto che lo scopo dei Queen Extravaganza è di fare ciò che fanno centinaia di altre band, ma con una qualità più in sintonia con l'originale.



Da poche settimane Martel ha pubblicato un album solista (la sua carriera musicale non è iniziata con i QE) intitolato Impersonator, un titolo davvero indovinato a mio avviso perché gioca sul suo essere divenuto per certi versi il giusto "sosia" di Freddie. Per dare maggiore risalto a questa caratteristica, Martel ha realizzato un video che potete vedere alla fine di questo pezzo, nel quale impersona Luciano Pavarotti e lo stesso Freddie e lo fa talmente bene da aver sfondato quota 800 mila visualizzazioni. Non si tratta di una canzone vera e propria, ma solo di un divertimento personale di Martel, buono per fare un po' di promozione al suo cd. I fans hanno accolto con entusiasmo, condividendo il video e spiegando in rete quanto sarebbe perfetto per andare in tour con i Queen, quelli veri stavolta. Una sensazione, quest'ultima, che un po' tutti avevamo avvertito quando Brian e Roger salirono sul palco di American Idol proprio assieme agli Extravaganza per dare vita ad una meravigliosa Somebody To Love. Eppure qualcosa non torna. La lettura dei tanti giudizi positivi su Martel che di fatto "imita" Freddie non può non far tornare in mente le critiche su Adam Lambert, al quale molti non perdonano nulla, figuriamoci un video in cui sfoggia un paio di baffi. Del resto per tutti noi Freddie è inimitabile ed è la ragione per cui dà fastidio (almeno a me procura un'insanabile orticaria) assistere a certi pietosi spettacoli in cui il sosia di turno saltella sul palco con una giacca gialla e un paio di baffi posticci. Chi ama Freddie non può accettare sostituzioni, nè tantomeno imitazioni, anche quando queste sono tecnicamente ottime e comunque rispettose dell'originale. Indubbiamente Martel con questo video ha fatto entrambe le cose, è bene ribadirlo: ha proposto una performance tecnicamente notevole e ha rispettato sia Freddie che il nostro Big Luciano, senza scivolare nella sempre pericolosa china dell'imitazione, anticamera a sua volta della macchietta.

Tuttavia sono convinto che Martel abbia commesso un errore, soprattutto alla luce della notevole somiglianza estetica con Freddie. Se l'idea era di promuovere il suo disco e rimarcare il concetto già espresso dal titolo (Impersonator) il risultato gli è sfuggito di mano, riducendo il tutto "al cantante della cover band ufficiale dei Queen che imita il vero cantante del gruppo". Per certi versi, la somiglianza fisica e vocale con Freddie è il grande limite di Martel, soprattutto ora che ha realizzato un disco (dignitosissimo e con ottimi spunti) che meriterebbe di godere di vita propria ed essere riconosciuto e apprezzato in quanto cantato da Marc Martel e non da "quello che imita il cantante dei Queen". Un richiamo affettuoso il mio dunque, che vuole essere un modo per accendere i riflettori su Martel in quanto tale, svincolandolo dal ruolo assunto negli Extravaganza. Probabilmente questo ragionamento è il frutto di un mio limite, che mi impedisce di apprezzare fino in fondo chi sale sul palco a nome della mia band preferita. E il crisma di ufficialità conferito da Roger Taylor non è, dopotutto, elemento capace di farmi cambiare idea. Non in questo caso almeno. 


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