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Recensione: Italian Rhapsody di Antonio Pellegrini

La storia discografica dei Queen è stata relativamente breve, appena 18 anni. Ancora di più limitata durata le attività live, iniziate ufficialmente nel 1971 e concluse nel 1986 con il Magic Tour. Almeno per quel che riguarda la storia canonica della band.


A seguire tutta una serie di esibizioni estemporanee a nome Queen e non, concerti solisti di Brian May e Roger Taylor e soprattutto i tour a nome Queen+, prima con Paul Rodgers e poi, fino ai giorni nostri, con Adam Lambert.

Per chi non conoscesse i Queen, certi numeri potrebbero dare adito ad un fraintendimento, ovvero che non ci sia più molto da dire su una band rimasta in attività molto meno rispetto a quanto si potrebbe pensare e di cui, soprattutto dal 1991 in poi, è stato davvero raccontato di tutto in libri, documentari, articoli di giornale e in quel vasto universo di informazioni rappresentato dal web nel quale fans di mondo raccontano i Queen secondo le più svariate declinazioni.

Tuttavia la profondità della musica prodotta dalla band e l'importanza storica degli eventi live che li hanno visti protagonisti, rende sempre possibile aggiungere un nuovo tassello ad una storia che, pur essendo stata nel tempo fortemente canonizzata, non smette ancora di sorprendere.

Pensate al dibattito che da decenni gravita attorno ai significati di Bohemian Rhapsody o alle eterne discussioni sulla personalità di Freddie Mercury e sul valore dello schivo John Deacon all'interno del gruppo. Senza dimenticare le performance passate alla storia, come quelle di Hyde Park e Wembley, o magari il rapporto con il mercato statunitense e con il pubblico giapponese.

Sono solamente alcuni esempi della straordinaria mole dei punti di osservazione da cui è possibile analizzare la storia dei Queen senza correre il rischio di cadere nel banale, nel già sentito.

Se si colgono questo tipo di premesse, dunque, ci si trova al cospetto di infinite possibilità e storie da studiare e raccontare, come i tasselli di un mosaico più ampio, la cui composizione somiglia alle sovraincisioni che i Queen realizzarono per mettere assieme il loro capolavoro del 1975. Ed è ciò che è riuscito a fare Antonio Pellegrini, autore di un libro sorprendente ed emozionante, fin dal titolo capace di definire immediatamente una fortissima connessione tra il lettore e la band: Italian Rhapsody.

Il sottotitolo dato all'opera mette subito in chiaro che non si tratta dell'ennesimo tentativo di cavalcare l'onda mediatica del biopic. “L'avventura dei Queen in Italia” spiega perfettamente il tema portante del libro di Pellegrini, ovvero una visione per così dire “territoriale” della storia della band, quindi emotivamente molto più vicina a noi di quanto accada con altre opere dello stesso genere.

Certo si potrebbe obiettare che con una sola esibizione televisiva, peraltro in playback, e appena un paio di concerti (nel 1984 e senza il pubblico delle grandi occasioni), la materia affrontata nel libro è troppo esigua per giustificare la pubblicazione di un libro.

Tuttavia l'autore ha operato una scelta capace di ampliarne l'orizzonte narrativo, considerando non solamente il fatidico anno di Milano e del Festival di Sanremo, ma partendo dagli esordi della band per raccontarne l'epopea attraverso le recensioni, le interviste e gli articoli di stampa pubblicati in Italia anno per anno.

La struttura di Italian Rhapsody, pertanto, è quella tipica della biografia musicale, ma se ne discosta profondamente (e con grande originalità) grazie all'inserimento nei vari momenti storici del gruppo del materiale collezionato da Antonio Pellegrini nelle fasi che hanno preceduto la stesura del libro. Un lavoro d’archivio certamente impegnativo soprattutto se si considera che i primi articoli riprodotti risalgono ai primi anni ’70.

Il risultato è una lettura coinvolgente proprio perché, accanto alla narrazione classica dei fatti storici, compaiono gli articoli usciti all'epoca, attraverso i quali è possibili rivivere le sensazioni di quel preciso momento, con una forte contestualizzazione temporale. Di fatto Italian Rhapsody funziona un po' come una macchina del tempo capace di riportare il lettore indietro a quei leggendari giorni, quelli in cui il nostro paese scopriva il nome dei Queen, la loro musica, i primi concerti e poi i grandi successi, fino ad arrivare alle esibizioni italiane e oltre, passando per la morte di Freddie e la rinascita dei Queen con la formula del +.

Il merito di una simile impostazione è duplice: da un lato con Italian Rhapsody si entra in possesso di un apparato documentale altrimenti difficilmente reperibile; dall'altro si ha l'opportunità di osservare i Queen attraverso gli occhi di chi li ha vissuti in presa diretta, scrivendo dei loro album e raccontando le esperienze vissute sulla propria pelle in occasione dei concerti più vicini al nostro paese prima dell'approdo (finalmente) anche in Italia.

Dall’altro consente di conoscere la visione che si aveva della band prima che la scomparsa di Freddie Mercury rendesse i media ben più accondiscendenti e più informati sulla storia del gruppo. Si potrebbe quasi parlare di un lavoro di archeologia musicale, con il quale Antonio Pellegrini ha scandagliato, strato dopo strato, il percorso fatto dai Queen nel tempo, utilizzando come punto di osservazione il nostro paese.

Il racconto (perché di questo si tratta, avendo l'autore saggiamente evitato la proposizione di quello che poteva diventare una sorta di noioso compendio giornalistico), attraversa l'intera storia dei Queen, soffermandosi anche sulle attività più recenti. Assai interessanti i capitoli dedicati concerti italiani di Brian May e Roger Taylor e poi quelli dei Queen+, raccontati con testimonianze dirette, recensioni giornalistiche e le setlist, sempre preziose per avere un quadro ancora più preciso di quelle performance alle quali, per ragioni temporali, molti lettori avranno anche preso parte.

La narrazione è fluida, essenziale laddove è necessario raccontare i fatti per quello che sono stati, mentre è più sentita quando l'autore racconta della scomparsa di Freddie o delle emozioni vissute in prima persona di fronte al palco.

Convincente anche la scelta operata in fase di impaginazione di differenziare i font degli articoli di giornale riprodotti e delle testimonianze dirette dal resto del testo. Nel mezzo poi trova spazio un ampio inserto fotografico, con immagini a colori tratte dai vari concerti italiani della band e, nella parte finale del libro, tre brevi saggi dedicati al mondo dei fan e, in particolare, al sito queenitalia che ha supportato l'uscita del volume, all'essenza della musica dei Queen e allo strettissimo legame tra la tecnica chitarristica di Brian May e quella di Rory Gallagher.

Italian Rhapsody è un libro convincente, ricco di curiosità e spunti di riflessione per chi vuole capire come si è evoluta la percezione italiana dei Queen ma anche come la band stessa abbia attraversato gli ormai 50 anni di carriera, stringendo con il nostro paese un legame che, a discapito delle poche esibizioni con Freddie e John, può davvero considerarsi solido e intenso.

E adesso tocca voi salire su questa splendida macchina del tempo. C'è un lungo e meraviglioso viaggio da fare. La colonna sonora la conoscete, i protagonisti sono Freddie, Brian, Roger e John. Ma stavolta la storia è tutta diversa. È una storia italiana.

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