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Biopic Freddie Mercury: Sacha Baron Cohen dice la sua sul film


Sembrava quasi troppo bello per essere vero. Anni fa, Sacha Baron Cohen sembrava aver legato il proprio destino cinematografico al ruolo di Freddie Mercury in un film biografico sulla vita del cantante dei Queen, tragicamente scomparso a causa dell'aids nel 1991, all'età di 45. E' una storia fatta di eccessi e rock 'n roll, ma è soprattutto la tragedia di un personaggio leggendario per interpretare il quale Cohen sembrava poter essere la scelta giusta. Purtroppo il progetto è rimasto bloccato e, infine, Cohen ha lasciato il film a causa delle opposte visioni tra lui e gli stessi Queen su come il film dovesse svilupparsi. Oggi l'attore ha spiegato (dal suo punto di vista) come sono andate le cose durante il "The Howard Stern Show". I contenuti sono interessanti e val la pena conoscerli, forse proprio perché ci permettono di comprendere perché alla fine Brian May e Roger Taylor non lo hanno ritenuto adatto al ruolo.


"Ci sono storie incredibili su Freddie Mercury. Era un selvaggio e viveva una vita estrema fatta di dissolutezza. Ci sono storie che raccontano di nani con vassoi di cocaina sulla testa che giravano nelle feste dei Queen", ha raccontato Cohen che ha poi aggiunto come queste cose fossero esattamente il genere di episodi che i membri sopravvissuti dei Queen non volevano fossero rappresentati sul grande schermo. "Così il film era meno interessante, ma bisogna tener presente che la band vuole proteggere la propria eredità e vogliono che sia un film sui Queen. Questo lo capisco perfettamente.”

Tuttavia, l'attore ha ammesso che avrebbe dovuto ascoltato le sirene di allarme che potevano sentirsi già all'inizio del progetto: "Dopo il mio primo incontro con la band, dovevo capire che non avrei mai potuto portare avanti un lavoro in cui i membri del gruppo di dicono 'Questo sarà un grande film rispetto ad altri perché nel mezzo accade qualcosa di sorprendente'. E che cosa accade a metà film ho chiesto e la risposta è stata 'Freddie muore'. Ho quindi pensato che volessero fare qualcosa in stile Pulp Fiction, dove la fine è il centro del film e il centro è il fine. Tuttavia la risposta è stata diversa. Mi hanno spiegato che nella seconda metà del film si doveva vedere come il resto della band ha portato avanti la propria storia. E io ho replicato: 'Ascolta, non una sola persona andrà a andare a vedere un film in cui il protagonista muore alla fine del primo tempo e poi la storia prosegue senza di lui per vedere che succede al resto della band'.”

Sì, i membri della band volevano, almeno stando alle parole di Cohen, che Freddie Mercury morisse a metà del film, con la seconda parte concentrata su come i Queen hanno continuato. Cohen comprende pienamente la mentalità che alimenta un tale punto di vista. Dice: "Capisco perfettamente il motivo per cui i Queen vogliono fare questo. Se hai il controllo della tua storia, perché non raffigurare te stesso come il più grande possibile?"

E anche alla luce del talento enorme di Cohen che alla fine hanno litigato per il film e niente ha funzionato come avrebbe dovuto: "Mi hanno chiesto di scrivere il film, ma ho detto, 'non so come scrivere un film biografico'. Così ho chiesto a Peter Morgan, mentre per la regia ho contattato prima David Fincher, che in effetti avrebbe voluto essere coinvolto, e poi Tom Hooper. Tuttavia alla fine le differenti vedute artistiche erano insanabili.”

Alla fine Cohen sembra addossare le responsabilità soprattutto sul chitarrista dei Queen, del quale dice: “Brian May è un musicista straordinario, ma non è un grande produttore di film.”



@Last_Horizon

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