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Intervista a Brian May per il sito Sentinel Mission del 04 Dicembre 2014


E' un famoso chitarrista, un compositore e produttore e e membro fondatore dei Queen. Brian May è davvero una leggenda del suo tempo. Ha scritto 22 successi dei Queen, tra cui We Will Rock You", oggi la canzone più suonata in occasione di eventi sportivi americani e non come le Olimpiadi di Londra del 2012. Aspetto meno noto è la sua competenza e passione per l'astrofisica. In materia può vantare una laurea honoris causa conferitagli dalla prestigiosa Università John Moores di Hertfordshire, Exeter e Liverpool, oltre ad un dottorato di ricerca in astrofisica conseguito presso l'Imperial College nel 2007 con una tesi sulle polveri interstellari. Presso la John Moores University ha inoltre ricoperto per cinque anni il ruolo di Cancelliere, carica che ora ricopre in qualità di membro onorario ed emerito. Ha poi scritto un libro intitolato Bang! La storia completa dell'Universo, assieme a Sir Patrick Moore e al dottor Chris Lintott, tradotto in 20 lingue e seguito nel 2012 dal volume The Cosmic Tourist. Per i "servizi resi all'industria musicale” e per il suo lavoro per numerosi enti di beneficenza, Brian è stato nominato Comandante dell'Ordine dell'Impero Britannico. Un curriculum davvero unico nel suo genere. Oggi Brian risponderà ad alcune domande a seguito della conferenza stampa che si è tenuta a Londra lo scorso 3 Dicembre nella quale, assieme ad illustri scienziati e artisti (tra cui Peter Gabriel) ha dato avvio al progetto #ASTEROIDDAY che nel 2015 culminerà con un concerto rock previsto per il 30 Giugno.




Grazie per il tempo che ci concedia per rispondere a queste domande. Sei uno dei membri fondatori del progetto Asteroid Day (creato in coincidenza con l'anniversario dell'esplosione avvenuta nella piana di Tunguska in Siberia a inizio 900). Perché questo evento è così importante per te e cosa ti piacerebbe che il pubblico conoscesse a proposito di questa iniziativa?
“Più impariamo sugli impatti degli asteroidi, più sarà chiaro che la razza umana ha letteralmente i giorni contati. Oggi conosciamo appena il 5 per cento degli oggetti paragonabili a quello che che ha colpito Tunguska (l'impatto avvenne il mattino dell'8 Gennaio del 1908, distrusse milioni di alberi e il boato fu udito ad oltre mille chilometri di distanza), e che sono abbastanza vicini alla Terra tanto da rappresentare una seria minaccia. Nessuno si rende conto che ne basterebbe uno solo per provocare l'estinzione del genere umano Se potessi rilevare con sufficiente anticipo l'arrivo di uno di questo oggetti, potremmo prendere provvedimenti per modificarne la traiettoria in modo da evitare il disastro. Ma in questo momento le nostre possibilità di rilevare il Big One sono piccole. Questo è abbastanza importante da giustificare uno sforzo coordinato in tutto il mondo per cercare i potenziali oggetti apocalittici. Questo è ciò per cui è nato Asteroid.”

Come sei stato coinvolto nel progetto di rilevamento degli asteroidi e di difesa planetaria? Qual è il tuo rapporto con la missione Sentinel?
“Ho conosciuto il progetto Sentinel quando ho visitato l'osservatorio di Kitt Peake qualche anno fa e dallo scorso anno ne faccio parte.”

Com'è correlato il tuo studio sulle polveri zodiacali con il rilevamento degli asteroidi? Puoi dirci qualcosa di più sulle polveri zodiacali e sul tuo interesse per questo argomento?
“Beh, si potrebbe dire che siamo circondati nello spazio da detriti come resti di stelle morte da tempo e sistemi planetari estinti e un sacco di altro materiale derivato da eventi come le collisione avvenute nel corso del tempo nel nostro Sistema Solare. Questi detriti sono di ogni forma e dimensione, ma la maggior parte delle particelle di polvere che generano la luce zodiacale sono grandi pochi micron. Ma in realtà ci sono oggetti di tutte le dimensioni che ruotano intorno a noi e letteralmente tonnellate di questo materiale precipita ogni giorno verso la Terra. Gli asteroidi non sono altro che pezzi di polvere molto più grandi!”

C'è un'ultima cosa che vuoi dire?
“Una cosa che non è stata ancora detta è che gli oggetti provenienti da zone esterne al nostro Sistema Solare possono impattare contro la Terra ad una velocità maggiore di quei corpi celesti che invece si trovano già in prossimità del Sole. Quindi il loro potere distruttivo sarebbe molto più grande. Il problema è che si tratta di oggetti che, proprio perché provengono dallo spazio profondo sono più difficili da rilevare.”


@Last_Horizon


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