I Queen non sono nati nel 1986

Pochi minuti prima dell'inizio del concerto l'emozione corre come una sottile corrente elettrica che attraverso le cose e le persone. Tutto sembra vibrare e i vari componenti dello staff si muovono frenetici sfoggiando i loro pass e sguardi tesi come prima di un bombardamento. I camerini sono off limits per tutti e i componenti della band stanno ritoccando gli ultimi dettagli della loro preparazione prima di percorrere il breve tunnel che conduce direttamente sul palco. Nei sotterranei dello stadio di Wembley il boato del pubblico somiglia al tuono che da lontano annuncia l'arrivo di una tempesta. Il Magic Tour è stato lungo ed estenuante e non sono pochi quelli che portano in tasca il calendario e ogni tanto ne scorrono le pagine in trepidante attesa dell'ultimo show. Qualcuno poi ha iniziato a vociferare che Freddie abbia qualcosa che non va. Ogni volta appare più stanco e nervoso e anche gli altri membri dei Queen percepiscono che qualcosa nel cantante è cambiato, quasi che i concerti siano diventati improvvisamente un peso, un lavoro da portare a termine ma del quale vorrebbe fare a meno. Non è da lui e per fortuna quando sale sul palco subisce la solita trasformazione e tra il pubblico nessuno percepisce quell'ombra.


Per il Magic Tour i Queen hanno voluto fare le cose in grande e la cura per i dettagli è ancora una volta maniacale. A farne le spese è lo staff, sottoposto quotidianamente ad una sfilza infinita di operazioni e aggiustamenti. Chi si occupa dell'abbigliamento ad esempio ha ricevuto ordini precisi: la giacca gialla di Freddie deve essere sempre perfetta. Non solo è tra le preferite del cantante, ma il suo entourage crede che possa diventare una vera e propria icona. Il tour è filmato in quasi ogni location e Wembley rappresenterà uno dei momenti più importanti della loro carriera. Davanti al loro pubblico i Queen hanno sempre dato il massimo e nulla deve danneggiare il connubio tra musica e immagine che li ha resi così grandi. In più Freddie è riuscito finalmente a far apprezzare ai fans quei baffi così contestati solo pochi anni prima. È un simbolo gay gli avevano gridato contro. Oggi è semplicemente l'ennesima icona creata dall'artista e anche quella è pronta a superare la sfida col tempo. Qualcuno sussurra che se il Magic fosse davvero l'ultimo tour dei Queen, allora la band sarebbe ricordata soprattutto per quelle immagini. La gente tende a dimenticare il passato e forse un domani qualcuno si stupirà nell'apprendere che la band è nata nei primi anni '70 e che Freddie non ha sempre sfoggiato baffi e capelli corti.

Non so se nel backstage di quel leggendario concerto fossero questi gli umori che aleggiavano tra lo staff e il gruppo, ma di certo Wembley è diventato ormai “il concerto”. Mtv lo ha trasmesso un'infinità di volte e la stessa Queen Production lo ripropone ogni qualvolta c'è un passaggio fondamentale, una ricorrenza che meriti di essere onorata. Quei baffi e quel giubotto giallo sono agli occhi del mondo l'emblea dei Queen e di Freddie Mercury, a tal punto che spesso le persone si sorprendono davvero nell'apprendere che la storia del gruppo è ben più ampia e che dopotutto quel concerto fu solo uno dei tanti e, diciamocela tutta, nemmeno tra i più riusciti sotto il profilo musicale.

Il primo ad aver osato criticare apertamente il Magic Tour è stato Peter Hince nel suo Queen Unseen. L'ex fotografo e roadie ammette che quelli non erano i Queen al top della forma e che nemmeno quel palco così immenso e ardito ne rappresentava davvero lo spirito. Io aggiungo che musicalmente fu un tour deludente e non all'altezza dei precedenti, eccezion fatta per il pessimo Works Tour che, pur avendo il merito di proporre delle setlist straordinarie e un palco ispirato al film Metropolis, ha tramandato ai posteri un Freddie a tratti imbarazzante e un sound anni '80 infarcito di sinths fastidiosi e inutili. Il Magic Tour da parte sua ha avuto scelte musicali a mio modo di vedere discutibili, prima fra tutte il setup della Red Special che non ha mai suonato così male. Brian è un chitarrista dal suono ricco e corposo ma in quel periodo non aveva nulla di quella potenza che oggi tutti gli riconoscono. In più la batteria di Roger, pur svestita di tutti quei pessimi pads del 1984, suonava ancora piatta. Certo, si tratta di gusti personali e sono certo che tra chi mi legge la maggioranza non sarà d'accordo con queste critiche. Ma provate ad ascoltare Montreal o Bowl e forse capirete meglio il mio punto di vista.

Ma c'è di più e qui arrivano le note dolenti e temo polemiche. Chi studia storia dell'arte è avvezzo al concetto di iconografia. Io non l'ho mai studiata per cui accontentatevi di una spiegazione tirata per le orecchie: si tratta di definire alcune caratteristiche di un personaggio (e solitamente si tratta di santi) da replicare sempre uguali in modo da renderlo riconoscibile in qualsiasi contesto. È per questo che di un certo quadro si riesce sempre (o quasi) a capire chi siano i personaggi ritratti: ognuno è raffigurato con quei tratti tipici, in una parola unici. Ecco, per certi versi quel concerto è diventato qualcosa di simili e oggi chi vuole rappresentare i Queen lo fa sfruttando quelle immagini. Non a caso il Freddie For A Day, e ancora prima il Tribute, hanno messo in primo piano il Freddie baffuto e di giallo vestito. E a chi risponde che questa è una scelta post 1991, dettata dalla necessità di sfruttare un'immagine riconoscibile a livello globale, rispondo che già nel 1989 questo processo era stato avviato. Come? Andate a riguardarvi il video di The Miracle.

Difficile dire dove finiscano i meriti di quella scelta e dove inizino i guai. Personalmente, in quanto fan che vede i Queen per tutta la durata della loro carriera, provo sempre un moto di tristezza nel constatare che i gloriosi anni '70 sono letteralmente spariti dall'immaginario collettivo. Temo che in tanti siano convinto che Bohemian Rhapsody sia stata scritta con Radio Ga Ga e magari che i Queen sono nati proprio negli anni '80. La cosa più grave è che si tratta di una visione indottrinata dai Queen stessi che anche durante i loro concerti più recenti difficilmente danno spazio a quella fetta di carriera così importante. Eppure musicalmente è negli anni '70 che hanno dato il meglio, proponendo album capolavoro e canzoni di rara bellezza, senza mai cedere davvero alla commercializzazione e al pop come fatto in modo più evidente nella decade successiva.

Intendiamoci, non sto qui a dirvi che ripudio Wembley, né che quella certa immagine di Freddie non mi riempia di amore e orgoglio ogni volta che lo vedo in tv, sui giornali o in rete. Ma i Queen hanno attraversato le epoche musicali, gli stili e le mode e hanno tentato, anno dopo anno, di cambiare sempre tutto, anche a livello di immagine. È un peccato, per non dire un errore, che oggi si tenda a rappresentarli sempre allo stesso modo. Il danno più evidente è che si è persa nell'immaginario collettivo l'effettiva percezione di cosa fosse la loro musica, quasi che pezzi come Liar, my Fairy King o Ogre Battle appartenessero ad un altro catalogo, ad una storia magari non dimenticata ma comunque accantonata. Forse tutto riemergerà con vivido fulgore quando verranno proposti sul mercato concerti come Hammersmith e Houston. Nel frattempo sta a noi fans diffondere la storia per ciò che è stata. I Queen sono nati nel 1971 e il primo album del '73....


@Last_Horizon