Brian May e Kerry Ellis: la magica notte all'Arena di Verona


Per chi è già stato nell’Arena di Verona, non c’è bisogno di descrivere l’atmosfera. Si tratta del teatro all’aperto più grande e suggestivo al mondo, con una storia millenaria alle spalle e che da cento anni ospita le più grandi opere musicali mai scritte. Non c’è da stupirsi che chi salga su quel palco si senta in soggezione.
La serata di apertura della stagione operistica è una cosa un po’ a parte. Raramente chi è davvero amante dell’opera si accontenta degli spezzoni più famosi, quindi di solito il pubblico che vi partecipa è più profano, mosso da curiosità più che da vera passione. Vuoi i prezzi agevolati, vuoi che i posti in gradinata si trovano sempre e spesso anche gratis, fatto stà che molte persone sono andate all’Arena il primo giugno soprattutto per Brian May. È stato chiaro sin da subito che era lui il grande atteso. Quando finalmente, verso le ore ventuno, quasi tutti avevano ormai preso posto e le luci si sono abbassate, c’è stato quel tipico attimo di silenzio che precede un momento importante.



Sul palco sale una donna sconosciuta a molti dei presenti: Kerry Ellis. I più informati riconoscono immediatamente le prime note di Who Wants To Live Forever – magistralmente introdotta dall’orchestra – ma i più stanno ancora cercando di capire cosa stia per succedere. Poi arriva Vittorio Grigolo, uno dei tenori più famosi al mondo, e già l’interesse inizia a crescere (è pur sempre una serata dedicata all’opera).
Dopo la prima strofa, finalmente si sente qualche nota alla chitarra elettrica, e Brian May avanza lentamente sul palco. L’applauso finalmente consapevole del pubblico non si fa attendere.
Who wants to live forever è stata eseguita esattamente come deve essere. L’orchestra è li apposta, il coro dell’Arena di Verona regala un sottofondo emozionante e il duetto inaspettato di Kerry Ellis con Vittorio Grigolo è un’idea riuscita.
Terminata la canzone, i tre si allontanano dal palco senza una parola, ed è evidente che il pubblico spera nel loro ritorno.
La serata prosegue con vari spezzoni dalle opere che verranno rappresentate in Arena quest’estate.
Ma la musica classica e la lirica non sono le uniche a trovare spazio: Bonolis ci tiene precisare che si vuole mostrare come la musica sia in continua evoluzione. I generi musicali si influenzano l’uno con l’altro e ciò che noi crediamo classico e passato, rivive in realtà come retaggio nella musica moderna.
E tra i tanti esempi di artisti odierni che hanno subito il fascino della musica di un tempo, quale esempio migliore può esserci di Freddie Mercury? All’improvviso appare sugli schermi il video del Live Aid. Scoppia un applauso e Paolo Bonolis, visibilmente emozionato, racconta di essere stato presente in quel giorno del 1985 a Wembley. Il pubblico non lo può vedere – lo scopriremo poi rivedendo il video della serata in televisione – ma è con le lacrime agli occhi che Bonolis annuncia, dopo tanti anni, di avercela fatta a presentare Brian May su un palco. Ancora una volta è però Kerry Ellis a guadagnare per prima la scena, e questa volta, per chi conosce bene i Queen e la loro storia dop la scomparsa di Freddie, c’è autentica incredulità nell’udire le prime note di No-One But You. La carica emotiva di questo brano è fortissima. Lo diventa ancora di più all’entrata di Brian, solo, senza chitarra. Canta la seconda strofa, forse con qualche imprecisione: è emozionato anche lui e in qualche modo le piccole imperfezioni rendono il momento più autentico e spontaneo. La voce di Brian non è al massimo, ma non si fa problemi ad intonare la prima strofa di Somebody To Love. È proprio in questo momento che il contatto con il pubblico si fa più alto. Kerry Ellis in pratica duetta con gli spettatori, tutti a seguirla, un “somebody” dopo l’altro. È piacevole vedere come loro stessi sul palco siano quasi stupidi della risposta del pubblico. D’altronde più volte Brian ha mostrato di apprezzare molto le doti canore del popolo italico. La voce di Kerry è potente e giustamente si guadagna più di un applauso.
Quello che accade poi è un simpatico sacrilegio che forse non sarebbe mai accaduto durante una vera serata all’opera: il pubblico batte mani e piedi per intonare We Will Rock You. Forse non con la stessa enfasi di un concerto rock, ma nessuno si tira indietro. Tutta l’Arena vibra e rimbomba delle migliaia di voci che gridano “we will rock you”, ed assistere ad un momento del genere è una meraviglia, lì dove l’acustica è assolutamente perfetta e si ha modo di percepire ogni colpo di tamburo direttamente nelle ossa. Brian e Kelly si guardano come ad esprimere un “wow!” mentale. Vedere il tutto da una posizione privilegiata come il palco deve essere incredibile.
Per quanto possa sembrare strano – ma qui è qestione di gusti – la partecipazione dell’orchestra anche durante un inno tipicamente rock come We Will Rock You arricchisce il pezzo, anche se in questo frangente si poteva fare di più (era ad esempio molto più incisiva la versione suonata dalla Royal Philarmonic Orchestra). Ma questo è il momento in cui Brian e Kelly si conquistano la prima standing ovation della serata.

Bonolis infine raggiunge il palco e fa qualche domanda di routine. Sfortunatamente nella trasmissione televisiva è stato tagliato un piccolo pezzo di intervista, in cui Bonolis chiede a Brian se le qualità di frontman di Freddie non abbiano un po’ offuscato il suo grandissimo talento di compositore. Nulla di nuovo per chi conosce i Queen, ma per gli spettatori meno esperti sarebbe stato bello sapere che Freddie Mercury era, per restare alle parole di Brian, prima di tutto un musicista che scriveva canzoni, e che forse questo suo talento era ancora più importante della voce. Ed è proprio in virtù di questo talento musicale che oggi possiamo godere di Bohemian Rhapsody, il più riuscito e perfetto connubio tra musica classica e rock.
Il brano è eseguito integralmente, cantato da Vittorio Grigolo insieme a Kerry e con il coro che si occupa di tutto il resto. Anche se nessuno può ovviamente sostituire Freddie, il risultato è perfetto, ed è ancora una volta l’orchestra che fa davvero la differenza. Qualcuno ha storto il naso vedendo Grigolo presentarsi con la solita, ormai detestabile (perchè ricorda troppo un'imitazione), giacca gialla che Freddie indossò a Wembley. Ma, per quanto discutibile, sicuramente voleva essere un segno di omaggio e rispetto, quindi non pensiamoci più.
Anche dopo Bohemian Rhapsody il pubblico si alza per applaudire ed acclamare uno dei più grandi artisti rock della storia. In televisione a quel punto parte la pubblicità, ma chi c’era non dimenticherà mai quella lunghissima standing ovation. Quasi con la speranza che, continuando ad applaudire, sarebbero rimasti ancora un po' a regalare musica ed emozioni. È stato un omaggio bellissimo e non c’è da stupirsi che Brian sia rimasto impressionato dall’accoglienza. Era difficile immaginare un risultato migliore, a maggior ragione in una serata dedicata a musica di altro tipo, dove Brian e Kelly figuravano come ospiti.

Come sempre, non manca mai chi ha bisogno di criticare qualunque cosa. Internet è teatro di molte nefandezze, tra cui persone che pensano che esista solo il rock, e che il rock sia in qualche modo spuntato dal nulla. Queste persone sicuramente non hanno apprezzato l’ingresso degli archi, le canzoni dei Queen interpretate da un tenore (e pure ovviamente da Kerry Ellis), la giacca gialla, Brian con una chitarra acustica e così via. A queste persone, che evidentemente ritengono che la cultura musicale sia un optional (o peggio, credono di averla loro soltanto), che disprezzano tutto ciò che è al di là delle loro ristrette vedute, che pretendono di comandare all’autore stesso di una canzone come dovrebbe eseguirla, deve andare tutto il nostro disinteresse, misto – se vi va – alla compassione che talvolta va elargita a chi, pur di apparire, è pronto a diffondere idee semplicemente stupide. Perché un conto è il legittimo gusto personale, un conto è il disprezzo ingiustificato che da tutti può provenire, tranne che da un vero fan. E chi ama davvero i Queen, dopo aver ammirare lo spettacolo di Verona, non può che provare orgoglio e stupore. Per chi era presente come me, resta soprattutto il bellissimo ricordo e la possibilità, ormai rara e proprio per questo ancora più preziosa, di dire “si, io c’ero”.

S.
Postfazione.

Aprire il mio Blog ad una voce diversa dalla mia mi emoziona sempre. Per quanto questo sia un luogo privato, che si apre al pubblico solo per il piacere di condividere il mio punto di vista sui Queen, considero una gioia poter restare alla finestra ed ascoltare altre parole, nelle quali spesso ritrovo me stesso. Quando ho chiesto ad S. (di cui rispetto la volontà di mantenere l'anonimato) di scrivere il suo racconto sull'evento di Verona non ho dato indicazioni, né ho richiesto dettagli particolari. Ancora una volta a dominare doveva essere l'emozione. Credo che il risultato sia stato raggiunto. Allo stesso modo non ho preteso che S. dicesse la sua sul mondo dei fans, eppure scoprire un'opinione così simile alla mia mi induce a riflettere su molte cose. Sono certo che anche per voi sarà così. A me non resta che sperare che dopo l'Arena di Verona ci possano essere altre storie come queste, perché vorrà dire che l'amore per i Queen continua e che Brian e Roger, ma anche Kerry e Adam continuano ad essere là fuori, a conquistarci ancora una volta.


@Last_Horizon