Intervista a Freddie Mercury su Melody Maker del 21 Dicembre 1974

Non c'è niente di peggio per l'industria dell'intrattenimento della mancanza di nuovi eroi, nuove stelle del cinema ad esempio capaci di succedere a star come Marilyn Monroe e Clark Gable, oppure icone pop da incoronare come i nuovi protagonisti della musica. Poi, proprio quando tutto sembrava ormai perduto e la prognosi nefasta inevitabile, ecco comparire in un lampo abbagliante Freddie Mercury. Improvvisamente abbiamo scoperto in mezzo a noi un personaggio esotico e donchisciottesco, capace di scrivere alcuni dei più grandi inni rock'n'roll ascoltati nell'ultimo decennio. Freddie, noto per la sua meticolosa attenzione ai dettagli, convinto del proprio inevitabile successo, ha pagato i propri debiti per conquistarsi il posto che gli compete. I Queen (Brian May - chitarra, John Deacon - basso e Roger Taylor - batteria) hanno passato quattro anni ad esaminare la scena musicale per costruire la propria frenetica corsa verso la vetta, nonostante il generale scetticismo che li ha circondati agli inizi della loro carriera. Tuttavia, con la pubblicazione di Sheer Heart Attack, tutti i dubbi, anche quelli più veementi con cui i critici hanno attaccato i Queen per i loro primi due album, sono stati spazzati via da un entusiasmo sfrenato. Freddie indossa pantaloni di raso grigio stretti, una camicetta color crema e una giacca scarlatta in stile vittoriano. I suoi capelli sono simili al manto di un cormorano nero, e negli occhi ha una luce che fa risaltare il color ebano delle iridi, mentre il suo sorriso rivela una fila di denti bianchi come perle che sembrano pronti a tuffarsi sul pasto fatto di piccoli hamburger che la cameriera gli ha appena servito. Con la punta dello stivale bianco sfiora il tappeto e segue il ritmo del mio tamburellare con la penna sul tavolo e per un attimo mi chiedo ansiosamente se non stia per affrontare un'intervista con una primadonna infastidita da ciò che la circonda. “Ma no,” mi dice “Mercury non è il mio vero nome, cara. L'ho preso da Plutone" aggiunge per colorire il discorso con una delle sue strambe affermazioni. Ma la sua dolcezza rompe il ghiaccio e posso fargli la prima domanda.

Quando hai formato i Queen hai deciso di puntare da subito piuttosto in alto:
"Ecco. L'intero gruppo ha fin da subito mirato al primo posto. Non ci volevamo accontentare. Questo è quello a cui stiamo cercando di arrivare. So per certo che otterremo molto dalla nostra musica, siamo abbastanza originali e ora lo stiamo dimostrando", mi spiega con insolita veemenza.

Dovete aver avuto un sacco di fiducia in voi stessi!
"Devi avere fiducia in questo business. È inutile dire che non ne hai bisogno. Se inizi dicendo a te stesso che forse non sei abbastanza bravo, allora faresti meglio ad accontentarti del secondo posto, e questo per noi non va bene. Se ti piace la ciliegina sulla torta, devi essere convinto di poterla raggiungere. Ero un bambino precoce, miei genitori pensavano che il collegio mi avrebbe fatto bene così mi hanno mandato via quando avevo sette anni, cara. Guardo indietro al mio passato e credo che sia stato meraviglioso. Si impara a prendersi cura di se stessi e ad assumersi le proprie responsabilità.”

Provieni da una famiglia ricca quindi?
"No, non eravamo così benestanti come la gente pensa. Eravamo borghesi, ma suppongo di aver dato l'impressione di essere benestante. Mi piace dare questa idea. Lo faccio ancora adesso. Fa tutto parte di come ti senti e del progetto da portare avanti."

Freddie ha lasciato il collegio quando aveva 16 anni. Ha studiato pianoforte classico, raggiungendo il quarto livello, ma essendo un ragazzo dalle spiccate doti artistiche, i suoi genitori lo hanno incoraggiato a sviluppare questo talento creativo.
"Sono andato all'Ealing Art School l'anno dopo Peter Townshend. La musica era un'attività collaterale rispetto a tutto ciò che ho fatto. La scuola era un terreno fertile per i musicisti. Ho ascoltato Hendrix, davvero. Ho ottenuto il mio diploma e poi ho pensato alla possibilità di diventare un artista freelance e ci ho provato. L'ho fatto per un paio di mesi, ma dopo un po' di tempo ho pensato che ne avevo abbastanza. L'interesse non c'era. E la sola cosa che mi interessava davvero era la musica, una cosa che cresceva e cresceva. Alla fine mi sono detto che se dovevo fare qualcosa, questa era la musica. Io sono una di quelle persone che crede che bisogna fare le cose che ti interessano per davvero. La musica è così interessante, cara."

Sei sempre stato così portato a calcare il palco?
“Be', per essere onesti, suonando di continuo diventa abbastanza facile in realtà. Non mi ci vuole molto. Voglio dire, so che sembra presuntuoso e ci possono essere un sacco di battute d'arresto e un sacco di tensioni e nervosismi, ma non così tanti come pensavo. Ora siamo una band che la gente vuole vedere ed essere solo un gruppo di supporto è stata una delle esperienze più traumatiche della mia vita.”

Sembra che i Queen abbiano comunque pagato il loro prezzo per il successo. Brian ha abbandonato il primo tour americano a causa dell'epatite e Freddie è stato afflitto da problemi alle corde vocali. "Lo ammetto, sento i postumi del tour. Abbiamo appena finito quello britannico la scorsa notte e mi sento come se avessi fatto una maratona ogni sera. Ho lividi dappertutto. Però è la musica che conta."

E ora, per quanto riguarda l'orizzonte del vostro successo? Vi tiene svegli la notte?
"Molto spesso ho incubi abbastanza viziosi, come l'altra sera poco prima del concerto al Rainbow. Stavamo dormendo all'Holiday Inn e ho sognato di essere uscito sul balcone dell'hotel e all'improvviso è crollato tutto ed io mi sono ritrovato sul marciapiede. Ero davvero pietrificato quando mi sono svegliato la mattina, mentre Roger ha questo incubo in cui beve una bottiglia di Coca-Cola, rompe la bottiglia e si ferisce gravemente col vetro. Sogni ridicoli come queste sono causati dalla tensione che si accumula."

Con tutta l'energia che metterete per il tour in Europa e in America nei prossimi mesi, avrete ancora il tempo per scrivere?
“Io non sono di quelli che si siedono al pianoforte e decidono che quello è il momento per scrivere una canzone. E' molto difficile da spiegare, ma ci sono sempre varie idee che mi passano per la testa. Killer Queen ad esempio è stata una canzone davvero molto differente dai miei soliti standard, perché di solito scrivo prima la musica e poi le parole. Ma nel caso di Killer Queen è venuto prima il testo assieme allo stile sofisticato che ho voluto mettere nella canzone. No, non ho mai incontrato per davvero una donna come quella che descrivo nella canzone. Molte delle mie canzoni sono di fantasia. Posso immaginare ogni tipo di cose. Questo è il tipo di mondo in cui vivo ed è un mondo molto sgargiante, ed è questo il modo con cui scrivo e mi piace.”

Dovrete prendervi del tempo per scrivere nuove canzoni?
"Dipende. Sheer Heart Attack l'abbiamo scritto in due settimane, anche se avevamo del tempo visto che Brian era bloccato in ospedale.”

Avverti la pressione di dover comporre canzoni nuove?
“Killer Queen l'ho scritto in una notte. Non sto facendo il presuntuoso o altro, ma semplicemente è andata proprio così. Per altri brani invece c'è voluto più tempo. The March Of The Black Queen, ad esempio, ha richiesto più tempo. Ho dovuto dare tutto e spremermi al massimo. Ma con Killer Queen ho scarabocchiato le parole un sabato sera e la mattina dopo avevo tutto pronto per lavorarci. E' stato fantastico. Certe cose arrivano subito, ma su altre devi lavorare. L'intera band è molto particolare. Non abbiamo mezze misure e sono molto duri con me. Ci sono dei compromessi da raggiungere ovviamente. Ma se penso che una canzone non vada bene, voglio scartarla. Sono un tipo intricato e delicato allo stesso tempo. Lo puoi vedere anche attraverso i quadri che mi piacciono. Amo pittori come Richard Dadd, Mucha e Dali, e mi piace anche Arthur Rackham."

Sei sulla buona strada per diventare un grande sex symbol androgino. Che cosa si prova a sapere che ci sono migliaia di ragazzi e di ragazze là fuori che vogliono un pezzo di te per se stessi?
"E' una grande sensazione. Io gioco sulla bisessualità, perché è una cosa diversa, ed è divertente. Ma non è una cosa che metto nello show, perché sento che l'ultima cosa che voglio fare è dare alla gente un'idea di chi sono esattamente. Voglio che la gente elabori la propria interpretazione di me e della mia immagine. Non voglio costruire una cornice intorno a me per dire ecco questo sono io o, peggio, questo è tutto quello che sono. Ad essere onesti vorrei che la gente capisse che quello che faccio è davvero il mio personaggio. C'è una certa aura mistica nel non sapere la verità su qualcuno, è molto attraente. Avrei fatto un'ingiustizia verso me stesso se non avessi usato il make- up solo perché alcune persone pensano che sia sbagliato Anche dire di essere gay nonostante fosse una cosa odiata e inaudita. Ma quei giorni sono passati. C'è un sacco di libertà oggi e si può essere se stessi. Ma io non ho scelto questa immagine, sono me stesso e, infatti, la metà del tempo ho lasciato che il vento mi prendesse. In questo business è molto difficile trovare degli amici fedeli e tenerseli stretti. Tra i miei amici ci sono un sacco di gay e un sacco di ragazze e un sacco di uomini. L'uomo che ho come autista, col quale abbiamo costruito un grande legame, è un tipo di amore e non mi interessa cosa pensa la gente su questo. Mettere le persone in categorie diverse è ingiusto. Bisogna giudicare le persone per quello che sono."

E tu che tipo di persona sei?
"Come ti aspetti che risponda a una domanda del genere, cara?! Ci sono vari aspetti di me. La cosa che apprezzo di più, oltre alla musica, è incontrare la gente. Mi piace essere socievole, andare alle feste e, in generale, penso di essere una persona simpatica. Ma posso cambiare ed essere molto lunatico e antipatico. Sono una specie di camaleonte. Il successo mi sta insegnando un sacco di cose e mi sto adattando. Devi imparare a prendere delle decisioni molto rapidamente. Non ci sono giri di parole in questo business.”

Pensi di avere il controllo della situazione, del successo che state ottenendo?
"Stiamo cercando di controllarlo il più possibile. Devi fare in modo di non pensare di aver raggiunto il picco più alto. Se ammetti con te stesso di aver fatto il massimo, allora la discesa è assicurata. Sento davvero che abbiamo molto di più da offrire.”

Come ti senti ad appartenere all'etichetta della superstar?
"Onestamente le etichette per noi sono cose passeggere. Siamo stati etichettati in così tanti modi e le etichette possono essere buone o cattive. Se prendete sul serio le etichette allora siete molto sciocchi. Ci hanno definiti band da 'campagna pubblicitaria' agli inizi. Questo ci ha offesi ovviamente, ma non abbiamo preso sul serio la definizione perché sapevamo quello che stavamo facendo.”

Mi hai detto in passato che ami i soldi. Ora che sei sulla buona strada per diventare un uomo molto ricco, che cosa hai intenzione di fare con i tuoi soldi?
"Spenderli, mia cara. Sono l'unico membro della band per cui il denaro non è molto interessante. Io sono quello dei quattro che spende di getto per i vestiti e mi piace circondarmi di belle cose."


@Last_Horizon

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