Intervista a Brian May e Kerry Ellis sul Buxton Advertiser del 13 Gennaio 2014

Il termine leggenda è un po' abusato di questi tempi, ma ci sono alcune persone per le quali il termine si adatta alla perfezione. Questo è sicuramente il caso di Brian May. La superstar del rock ha goduto di una carriera musicale di enorme successo che abbraccia più di quattro decenni ed è ovviamente meglio conosciuto per il suo ruolo di chitarrista dei Queen. Ma sarà un May un po' diverso, più essenziale, quello che farà divertire il pubblico della Buxton Opera House il prossimo mese, tappa del tour Acoustic By Candlelight che sta portando avanti assieme alla stelladel West End Kerry Ellis. Il duo, la cui collaborazione è iniziata nel 2002 quando Kerry è entrata a far parte del musical dei Queen We Will Rock You, promette con questo spettacolo una nuova esperienza con un suono e un'ambientazione diverse dal solito, pur rimanendo interessante e divertente. Spiega Brian May:


"Non ho mai suonato a Buxton (ma il chitarrista dimentica il concerto tributo a Cozy Powell che si svolse proprio qui il 1° maggio del 1999, ndr). Buxton è ciò da cui è partito tutto quest'anno, perché è da qui che è partita la prima offerta per il 2014 e abbiamo pensato 'oh, va bene andiamo fuori a suonare ancora un po' , quindi ho un ringraziamento particolare per Buxton per averci mobilitato di nuovo così rapidamente."

Con una scaletta che comprende una varietà di canzoni tipiche della realtà teatrale del West End e classici dal repertorio dei Queen, il Candlelight Tour fornisce sia a Brian e Kerry la possibilità di esibirsi in contesti più intimi di quanto non siano abituati. E offre al pubblico la possibilità di conoscere meglio l'aspetto umano dei due artisti.

"E' davvero un miscuglio di tante cose", spiega Kerry. "Ed ogni sera è un'emozione diversa, perché noi cambiamo di notte in notte, proponiamo diverse canzoni a seconda di come ci sentiamo ed è bello perché la gente vede ogni volta uno spettacolo diverso rispetto al precedente. Con questo spettacolo faremo un sacco di canzoni che non abbiamo fatto prima ed è bello che sia molto semplice nella sua struttura. Ci siamo solo noi due. Penso che è la parte più bella di questo tour, perché si arriva a chiacchierare col pubblico, ed è intimo e penso che le persone sentono che stanno vedendo qualcosa abbastanza inusuale. Non c'è fumo né luci, non ci sono basi, è tutto molto reale. Brian racconta un sacco di storie che la gente non ha mai sentito prima e questo rende lo show fresco e interessante sia per noi che per il pubblico."

E Brian si affretta ad aggiungere:

"La grande roba epica mi piace, ma una canzone è una canzone e in un certo senso questo è il modo in cui ho iniziato. La semplicità è molto interessante, sai che puoi veramente arrivare al nocciolo di una canzone e le canzoni così diventano molto potenti. E' come se ogni singola sillaba di ogni parola conti, che poi è ciò che una buona canzone merita. E' una sensazione molto piacevole quella che ci da interagire con il pubblico ed è molto più personale. Posso essere una rock star e nello spettacolo ci sono dei momenti in cui tutto diventa anche piuttosto rumoroso, ma ha questa gamma enorme di sensazioni proprio perché si può sentire chiaramente ogni suono. Possiamo fermarci e ripartire ogni volta che ci piace, è molto umano, e questa è una bella sensazione."

Dopo aver suonato nelle enormi arene di tutto il mondo qual è stata l'esperienza che Brian ritiene come il punto culminante della sua carriera?

"La mia esibizione sul tetto di Buckingham Palace è quella che certamente mi ha cambiato la vita nel modo più indimenticabile, perché la paura era davvero enorme ed ero da solo. E' stata un una tantum e in un certo senso è stato liberatorio farlo. Dopo quella performance mi sono abbandonato ad una sorta di potere superiore, della serie se le cose vanno male pazienza. Così oggi sono molto più indulgente verso me stesso rispetto al passato.”

Parlando della tua carriera nei Queen, mentre la band era nel suo periodo di massimo splendore prima della triste morte di Freddie Mercury, Brian ha detto:

"E' stato incredibile, siamo stati incredibilmente fortunati e a volte mi sveglio e mi do un pizzico e penso quanto sia incredibile ciò che è successo e ciò che continua ad accadere ancora oggi. E' incredibile che dopo 40 anni, in qualsiasi paese del mondo, le persone sanno chi siamo e cosa rappresentiamo. Io non do certe cose per scontate, ciò che ci è successo è meraviglioso. Da ragazzo non riuscivo a vedere oltre alla possibilità di suonare a Londra. Non avevo idea che ci fossero posti come il Madison Square Garden o le cose incredibili che abbiamo fatto in Sud America, tipo suonare negli stadi di calcio. Niente di tutto questo era nel mio orizzonte e quindi è stato tutto un bonus per me, davvero."