Queen Unseen di Peter Hince

Raccontare la storia del proprio gruppo preferito non è impresa da poco. Se poi ti capita, com'è successo a Peter Hince, di averci anche lavorato assieme il tutto si complica ulteriormente. E se oltre al lavoro è sorta una vera e propria amicizia allora la scrittura diventa un vero e proprio incubo e gli esiti possono essere disastrosi. Il rischio è di mettere assieme un mero elenco di dati che, per quanto gloriosi non sono in grado di raccontare per davvero “la storia” (si veda, ad esempio, la biografia ufficiale dei Queen); oppure si può commettere l'errore opposto, cioè offrire un punto di vista talmente personale da stravolgere del tutto la verità (e in questo caso l'esempio più calzante è il pessimo “La marcia della regina nera”). Ovviamente c'è poi il caso di chi pubblica un libro dopo averne copiato un altro poco noto, ma per fortuna accade molto raramente. Incredibilmente Peter Hince è riuscito ad evitare tutti questi ostacoli, regalando un libro davvero affascinante, documentato come solo può esserlo il testo scritto da chi con i Queen ha lavorato per davvero. Soprattutto è un libro scritto davvero bene e anche questa è una qualità rarissima in campo musicale. Solitamente si incontrano volumi fin troppo dotti, che sembrano più il risultato delle idiosincrasie su cui naviga il critico di turno, oppure storie talmente prive di gusto e stile da meritare l'abbandono già a pagina dieci. Hince invece è un'ottima penna, con l'ulteriore vantaggio di aver maturato nei confronti dei Queen e di Freddie in particolare un'onestà di fondo tipica dell'amico sincero, che negli altri sa vedere luci ed ombre, amandole entrambe col medesimo trasporto.


Queen Unseen, pur essendo la storia dei Queen è anche il racconto di un punto di vista e come tale interseca fatti più o meno noti ad altri ricordi più personali, fortemente legati alla vita dello stesso autore, che fu collaboratore tuttofare e fotografo della band. Così, capitolo dopo capitolo, si dipana un percorso fatto di episodi da rock star e momenti di grande intimità, che nel loro complesso offrono al lettore uno spaccato di vita quotidiana della band. I riflettori di Hince sono accesi più sul lato umano che non su quello dei successi del gruppo, sebbene non sia facile separare gli uni dagli altri. Ma l'affetto (sincero) che traspare dalle sue parole è innegabile e acquista sempre più forza man mano che si procede nella lettura. È evidente quanto amore lo abbia legato a Freddie Mercury e con quanta mestizia abbia assistito alla fragilità di John Deacon a metà degli anni '80, quando gli scontri in seno ai Queen ne hanno accentuato ancora di più i tratti.

Ma nel libro di Hince c'è anche molto spazio all'ironia. Si ride davvero alla lettura di storie al limite del surreale, soprattutto quando il protagonista è Freddie con la sua vena da “primadonna”. E si ride ogni volta che l'autore si cimenta nei racconti più personali, quelli – per intenderci – in cui un roadie si ritrova in albergo e prova a “sfruttare” la notorietà che gli deriva dall'essere membro dello staff della più grande rock'n'roll band del mondo!

Un roadie si dice, un termine che ha in sé la parola “strada” e che proprio per questo è uno che ha viaggiato tanto. I Queen sono tra i gruppi che più di tutti hanno solcato i cieli dell'intero pianeta, sempre in cerca di nuovi posti dove suonare e rendere felici le persone. Quando fai parte di tutto questo, l'incontro-scontro con tante culture diverse non può che portare l'aggiunta di innumerevoli memorie, tutte presenti in Queen Unseen e sempre caratterizzate da una vena ironica che, potete starne certi, avrebbe conquistato Freddie più di chiunque altro.

C'è poi un aspetto della storia che Hince ha voluto raccontare nel suo libro che forse stupirà più di tutte ed è quella relativa al periodo 1986. il Magic Tour è passato alla storia come il più importante dei Queen, quello in cui Freddie e soci hanno dato il meglio di sé. È una convinzione che deriva forse più dal marketing che dai fatti. In questo Hince dimostra ancora una volta una grande onestà chiarendo subito che, fin dall'impianto luci scelto per quel tour, le cose apparivano un po' fuori posto, come se su quel palco la band ci stesse per forza di cosa. Del resto, contrariamente a ciò che anche gli stessi Queen voglio tramandare, il Magic Tour non fu dei più semplici. La band proveniva da anni di profonde divisioni, sanate dall'esibizione al Live Aid e da un album (A Kind Of Magic) ma solo in parte. All'interno del gruppo era ormai in atto un meccanismo autodistruttivo che, in virtù di un paradosso tipico della vita, solo la malattia di Freddie ha saputo arrestare, in tempo per almeno altri due album straordinari come The Miracle e Innuendo. Hince scava in quelle dinamiche pur restando rispettosamente sulla soglia di una stanza animata da conflitti, ma con sempre alla base un legame profondo che più di ogni altra cosa ha reso i Queen grandi. Una grandezza alla quale Peter ha preso parte e cha scelto di condividere con noi con un libro che davvero non può mancare nelle vostre collezioni.  

@Last_Horizon