The Freddie Mercury Tribute Concert (Parte II)


Le ultime settimane erano state incredibili. L'immensa macchina organizzativa necessaria a realizzare un concerto di quella portata avrebbe sfiancato chiunque. Brian e Roger avevano passato ore al telefono per tessere quella trama di contatti necessari per portare sul palco artisti di fama internazionale e idoli del momento. L'idea era quella di radunare musicisti in grado di offrire al pubblico generi e interpretazioni musicali diversi tra loro, in puro stile Queen. Così i Guns'n'Roses furono scelti perché rappresentavano in qualche modo l'anima più trasgressiva della band; gli Extreme, invece, incarnavano perfettamente la poliedricità di Freddie e non avevano mai nascosto di considerare i Queen tra i loro massimi ispiratori. C'erano poi band come i Metallica che pur essendo apparentemente lontani anni luce dagli stili musicali dei Queen, proprio a loro avevano tributato un sorprendente omaggio con la cover di Stone Cold Crazy. In più la band di James Hetfield aveva da poco conquistato i primi posti delle classifiche mondali con il Black Album e il Tribute aveva bisogno di richiamare l'attenzione di quanta più gente possibile. Non si poteva quindi rinunciare a sfruttare le charts del momento.


Allo stesso modo non si potevano omettere nomi storici, legati ai Queen e a Freddie da profonde amicizie, primi fra tutti Elton John, David Bowie e Robert Plant. Ciascuno a modo suo incarnava un altro pezzo dell'anima variegata dei Queen. Soprattutto erano – e sono ancora oggi – tre colonne fondamentali della storia della musica. Prescindere da loro voleva dire omettere le radici musicali dei Queen stessi. E naturalmente ci fu la scelta azzeccata di George Michael che ha regalato alla storia una delle performance più belle di sempre con Somebody To Love. Secondo molti sarebbe stato lui il cantante perfetto per sostituire Freddie nei Queen e ancora adesso il suo è il nome più gettonato quando si torna a parlare di una reunion del gruppo. C'è una storia attorno al suo nome che non ha mai trovato una conferma definitiva, anche se qua e là Brian e Roger hanno dato chiare indicazioni. Dopo il Tribute ci fu effettivamente un tentativo di coinvolgere George nei Queen, ma tutto saltò perché da un lato lui era troppo impegnato con la propria carriera solista, dall'altro rimpiazzare Freddie appariva impossibile oltre che prematuro. Ironia della sorte quello di George Michael è forse l'unico nome che riuscirebbe davvero a mettere d'accordo tutti i fans, la cui maggior parte invece rifiuta categoricamente ogni altra soluzione.

Le prove per il concerto si svolsero nel giro di alcune settimane precedenti al 20 Aprile presso i Bray Studios, nella periferia londinese. Di quei momenti restano un paio di video e una manciata di foto, bellissime come lo sono sempre quelle che ritraggono assieme artisti così incredibili. Anche sulle prove circolano voci e indiscrezioni, su tutte il fatto che John Deacon vi abbia partecipato poco e svogliatamente, tanto da sfuggire all'impegno concedendosi una vacanza nel bel mezzo del lavoro. Di certo però non mancano scatti che lo ritraggono durante le prove, per cui è davvero difficile valutare l'entità della vicenda.

Anche se si era deciso di strutturare il concerto in due parti, con i Queen sul palco solo nella seconda, Brian, Roger e John sapevano di dover comunque presentarsi di fronte al pubblico per aprire lo show. A pochi minuti dal loro ingresso, si accorsero che attorno a loro si era formato un vuoto, quasi che i membri della troupe e gli altri artisti avessero compreso la delicatezza di quel momento. Essere su un palco, di nuovo insieme dopo così tanti anni e senza Freddie. Brian provò un brivido lungo la schiena e si domandò per la prima volta se quella sensazione di vuoto pneumatico sarebbe mai passata del tutto. John, come al solito taciturno, considerava strano al limite del bizzarro che proprio a lui sarebbe toccato pronunciare la frase “the show must go on” alla fine del discorso. Roger invece sembrava assente e il movimento frenetico delle dita, orfane delle fidate bacchette tradivano tutto il nervosismo dell'attesa. Con gli occhi della mente rivedeva vecchie immagini e i giorni che erano stati la loro vita scorrevano in un caleidoscopio di colori e suoni. Dio quanto gli mancava Freddie in quei momenti. Vederlo allungare i muscoli poco prima di salire sul palco o magari improvvisare un duetto nei camerini per preparare le voci gli aveva sempre trasmesso serenità. Ora che tutto questo non c'era più, anche un terreno sicuro come il palco metteva i brividi.


Quando una voce alle loro spalle gli diede il via, bastarono pochi passi per ritrovarsi di fronte ad una folla sterminata. Il boato del pubblico faceva vibrare le strutture dello stadio e i loro cuori. “Siamo i Queen e tutto questo ci appartiene. Grazie Freddie”, pensarono con il rammarico di essere solamente in tre in un momento così magico. Eppure lo spettacolo era davvero iniziato e nulla avrebbe potuto fermare la musica. Due ore e mezzo dopo, quando le ultime note di We Are The Champions si spensero in mille echi per lasciare posto all'ingresso trionfale di Freddie vestito da Re/Regina fu chiaro a tutti che la Fenice era ancora lì in mezzo a loro e che lo spirito immortale di Freddie Mercury non avrebbe mai smesso di cantare.